Controversi e inquietanti i temi trattati nelle canzoni del neomelodico e trapper siciliano che il 25 giugno sbarcherà in Basilicata in un noto locale del litorale Jonico.

Il concerto lanciato l’11 giugno è dato per certo: si svolgerà sabato 25 alla vigilia del turno di ballottaggio per le elezioni del sindaco a Policoro. Un concerto che in altre città non è stato autorizzato (a Ostia, San Cesareo, Gela, Jesi, Bollate, per esempio.) A Falconara, frazione di Butera, in provincia di Caltanissetta, il concerto, il 22 aprile scorso è stato vietato dal Questore.

La locandina

A Policoro, invece? Siamo in un territorio ad alto indice di criminalità organizzata. A pochi passi da Scanzano Jonico, Comune sciolto per mafia dove 5 anni fa un altro cantante neomelodico, si esibì in circostanze richiamate nella sentenza di scioglimento. Sempre a Policoro, circa 3 anni fa, è stato registrato un video musicale di una cantante neomelodica tarantina che su YouTube, a quella data, ha registrato oltre 210mila visualizzazioni. Una canzone correlata da immagini inneggianti allo stile di vita criminale, in cui si vede un commerciante che paga tranquillamente il pizzo, ragazzi con la pistola e una introduzione musicale de “il padrino”. Il video è stato registrato nel porto turistico di Marinagri e sponsorizzato da un paio di esercizi commerciali. (Qui il video)

Chi è Niko Pandetta?

Vincenzo Pandetta, in arte Niko, è uno dei cantanti neomelodici e trap più in voga del momento. In passato nei guai con la giustizia, “tutti superati”.

“Nipote di un boss pluripregiudicato, Niko Pandetta è nato a Catania nel 1991 ed è stato travolto dalle polemiche per aver dedicato una canzone allo zio Salvatore Turi Cappello, boss catanese condannato al 41 bis dal 1993, nonché braccio destro di Salvatore Pillera detto “Turi càchiti” (“fattela addosso”, la frase che usava dire alle sue vittime prima di premere il grilletto della sua pistola).

“Zio Turi io ti ringrazio ancora per tutto quello che fai per me, sei stato tu la scuola di vita che mi ha insegnato a vivere con onore -canta Pandetta- per colpa di questi pentiti sei chiuso là dentro al 41 bis”. Lo stesso neomelodico è andato anche in tv – ospite della trasmissione Realiti di Rai2 – a tributare il suo affetto al boss del clan Cappello legato alla stidda. E a spiegare, a proposito dei giudici Falcone e Borsellino, che la morte in questi casi vada accettata come un “prezzo” da pagare per la propria scelta.” (QdS.it)

“Già indagato a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa e per istigazione a delinquere, nel marzo 2022 la Procura catanese ha, però, chiesto e ottenuto l’archiviazione nei suoi confronti. Nella richiesta di archiviazione, la Procura scrive che alcuni esempi di canzoni neomelodiche “Si palesano quali espressioni di una subcultura che non può censurarsi per ciò solo, se non accompagnata da esplicite condotte emulative che si richiamano espressamente ad essa”. (Catanialive24.it)

“Pandetta da tempo rivendica di essere cambiato e di aver saldato tutti i guai con la legge. Sui suoi canali social, il trapper ha risposto direttamente a chi ha deciso di annullare la data del suo concerto a Ostia nel settembre 2021: Dovrei essere preso d’esempio come rivalsa ma i giornali e molti altri organi preposti, in svariate regioni d’Italia provano ad intralciare il mio lavoro, i miei live show. Ho ribadito molte volte che grazie alla musica sono una persona nuova e diversa dal passato. Continuano ad additarmi determinate accuse alle quali ho dato ampie risposte e spiegazioni nel corso degli anni.” (Il Riformista)

Ma ecco una delle sue canzoni più famose, “Pistole nella Fendi”, uscita nel 2022

Maresciallo non ci prendi
Pistole nella Fendi
Lei dice soy el peor, un bandì, mon amour
Fanno i video coi ferri
Poi chiamano gli agenti
Money sopra l’iPhone
C’est le vie, sempre in tour

Maresciallo non ci prendi
Un’ora sei stipendi
Sono con la mia fam’
Dentro al club, coca e rum
Compro tre appartamenti
Pago in pezzi da 20
É tutto total black
Sia il Moncler che il mio tour

In strada sempre in tuta
L’amore non si giura
Quello che dico è vero
Tranne quando sto in questura
Pacchi pieni di mula
Per mio frate una cura
Vende su un sh e non ci parla con la pula…

Qui il testo completo e qui il video della stessa canzone

Canzoni che promuovono l’adesione a stili criminali

Siamo di fronte a canzoni che rischiano di promuovere stili di vita criminali nella società locale, in particolare tra i giovani. In un saggio, Marcello Ravveduto analizza i rapporti ambigui tra musica neomelodica e clan mafiosi. “L’autore – si legge sul sito dell’Università di Napoli – specifica che i testi e le immagini appartengono ad un sottogenere criminale compreso nel più vasto corpus neomelodico. Un segmento che raccoglie i più svariati temi legati all’ambiente malavitoso: dalla delinquenza di strada all’esperienza carceraria, dalla vita del killer all’infamia del pentito, dalla solitudine della latitanza all’esaltazione dei boss, dall’illegalità quotidiana allo spaccio della droga. I neomelodici sono gli interpreti di questo mondo perché narrano storie realmente accadute in cui chi vive nel disagio può facilmente riconoscersi. Un “neorealismo periferico” che ha varcato i confini dell’hinterland napoletano.”

Questo neorealismo è sbarcato anche in Basilicata, in più occasioni, l’ultima a Policoro il prossimo 25 giungo sempre che qualcuno non intervenga con una seria valutazione sull’opportunità di quel concerto in un momento così particolare per quel territorio. Bisogna tenere gli occhi aperti: nessuno si è accorto di quella locandina? “Presidi, sentinelle”, tutti in ferie?

Queste le considerazioni di alcuni ragazzi del posto

“Siamo dei ragazzi di Policoro e ci chiediamo se sia normale organizzare un evento del genere e  quale utilità possa portare alla cittadinanza. Si vuole suggerire a noi ragazzi che la strada da percorrere sia quella dello spaccio?  Che nella vita bisogna intraprendere una carriera di criminalità e di illeciti? Che bisogna girare per strada con le “pistole” in tasca? Come giovani policoresi che credono nella legalità e nel lavoro ci aspettiamo che le autorità preposte intervengano per evitare al nostro territorio un gravissimo danno d’immagine e per impedire la diffusione di messaggi violenti e devianti che la nostra città non merita. L’unica via da seguire per noi ragazzi è quella della legalità, dello studio, del lavoro, del sacrificio, di un divertimento sano e costruttivo e dell’impegno per un futuro migliore.”

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