I bandi del Pnrr sono partiti alla fine del 2021 e la governance dell’acqua calabrese ha avuto un cambiamento radicale nell’aprile scorso, eppure – come ribadito da ultimo una settimana fa dalla Gazzetta del Sud – la Regione non è ancora riuscita ad intercettare nemmeno un euro dei 4,38 miliardi destinati al settore a livello nazionale. Nella polemica (a scoppio ritardato) tra i consiglieri regionali del Pd e il presidente Roberto Occhiuto si è poi inserito anche il presidente dell’ormai soppressa Autorità idrica calabrese (Aic). Ma l’unica cosa chiara emersa, al netto del gioco delle parti della politica, è che i vertici della Cittadella siano ancora di fronte a un bivio e pare non abbiano deciso quale debba essere il soggetto gestore del Servizio idrico integrato, da cui non si può prescindere per potersi candidare ai bandi del Pnrr.
Da un lato si è resa Sorical pubblica – obiettivo che il centrosinistra aveva fallito quando ha guidato la Regione – acquistando le quote dei privati sulle quali, però, resta un pegno legato ai circa 70 milioni di euro di debiti. Dall’altro si sta pure provando a mantenere “in vita” l’azienda consortile “Acque pubbliche della Calabria” che l’Aic aveva creato dalle ceneri della “Cosenza Acque” con lo scopo di farne il nuovo soggetto gestore, per poi però fallire la prima finestra dei fondi Pnrr destinati alle reti idriche.

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