La fisiologica dialettica interna tra cariche elettive e vertici di partito potrebbe non bastare a spiegare quanto sta avvenendo nella Lega calabrese. Non che i tumulti tra i salviniani locali siano mai mancati, ma difficilmente finora erano emersi in maniera palese com’è successo nelle scorse ore tra Giacomo Saccomanno e Filippo Mancuso.
Il primo è il commissario regionale del Carroccio, il secondo rappresenta la massima carica istituzionale calabrese essendo il presidente del Consiglio regionale. La botta l’ha tirata Saccomanno che, con malcelato sarcasmo, ha ringraziato il presidente della Regione Roberto Occhiuto «per essersi finalmente reso conto delle difficoltà in cui vive la Calabria e della necessità di una condivisione del percorso da portare avanti nell’interesse della nostra regione». L’argomento – i fondi per l’Alta velocità che nel Pnrr non ci sono – sarebbe anche serio ma ha evidentemente rappresentato un pretesto per far venire fuori il sentimento di mancata condivisione che, in politichese, vuol dire rinfacciare a Occhiuto di fare e decidere tutto da solo senza consultare uno dei principali partiti alleati.
Un po’ troppo per non suscitare la risposta di Mancuso, che pure si è dimostrato finora il più “democristiano” tra i leghisti: ha definito «singolari, immotivate e fuori luogo» le parole di Saccomanno, accusando il leader regionale del suo stesso partito di puntare solo a «fare notizia» con posizioni «prive del benché minimo fondamento logico e fattuale» ed espresse «a titolo personale e non certo a nome della Lega».

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