È un vero e proprio grido d’allarme quello che Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, ha lanciato ieri intervenendo al convegno “Next Generation Eu, Bilancio Ue e Bei: opportunità europee per il rilancio della Calabria”, l’appuntamento attraverso il quale Parlamento europeo, Governo, Banca europea degli investimenti e Regione Calabria hanno fatto il punto sulle prospettive legate alle ingenti somme che arriveranno nella nostra regione grazie ai diversi piani di finanziamento europei come Pnrr e Por: «La Legge di stabilità – ha detto il presidente degli industriali calabresi riprendendo il tema rilanciato anche dal presidente nazionale Carlo Bonomi – sta cancellando le misure previste finora per il Mezzogiorno come il credito d’imposta e le agevolazioni nelle aree Zes, dal prossimo anno non ci saranno più. Se così fosse, si svuoterebbe il principale strumento con cui è possibile incrementare la capacità di attrazione di investimenti privati da fuori i confini regionali e nazionali. Mi auguro che i governatori delle regioni del Sud ci supportino nella richiesta al governo di rivedere questa scelta».

Quella evidenziata da Ferrara, però, non è l’unica prospettiva che preoccupa quando si pensa alle opportunità in arrivo grazie ai fondi europei. Se, infatti, l’unica vera certezza è che a mancare non saranno i soldi – tra tutte le programmazioni e compreso il Pnrr, fino al 2026 la Calabria avrà a disposizione più di 19mld di euro, come sottolineato da Maurizio Nicolai (Autorità di gestione) -, pesano molto di più le questioni legate a efficacia ed efficienza della spesa: la prima è questione di esclusiva pertinenza politica, a partire dal livello regionale che sarà chiamato a mettere in piedi i bandi necessari a realizzare il piano presentato e approvato nei giorni scorsi dall’Europa. La seconda, invece, è questione che attiene alle professionalità a cui sarà demandato il compito di intercettare i fondi legandoli a progetti concreti.

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