Ormai sono insistenti le voci di una candidatura civica nel centrodestra. L’ipotesi accreditata nei retrobottega è il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma. Staremo a vedere. Certo è che se l’ipotesi dovesse corrispondere a una realtà, al centrosinistra non resta che organizzare la sconfitta. Tramontata l’ipotesi Chiorazzo, sia nel Pd sia nel M5S i timori di un naufragio nel mare mosso delle candidature cresce. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di un possibile fallimento nella costruzione di una coalizione credibile di centro sinistra, né il Pd né i pentastellati. E allora? Intanto, il Pd è spaccato come un’anguria sul banco del fruttivendolo, il M5S perde un’ala – malaticcia – ma sostanzialmente resta intero e in salute, salvo disturbi psicologici causati da difficili compromessi che sarebbe meglio evitare.

Bisogna ammettere che la lotta nel centrodestra è più chiara ed evidente, diremmo più trasparente, di quanto non lo sia nel centrosinistra dove i lati oscuri prevalgono sulla scena pubblica. Ad ogni modo alcuni esponenti del Pd chiedono a gran voce la convocazione di un’assemblea regionale e lamentano scarsa democrazia interna. Fatto sta che se si continua a cincischiare tra fazioni di interesse, come pare stia accadendo nel partito di Lettieri, si arriverà all’appuntamento elettorale con un ritardo colpevole o con un esercito senza guida. E’ evidente che la strada è una: alleanza tra Pd, M5S, movimenti e gruppi civici nel quadro di un sostanziale rinnovamento di nomi e programma di governo. Questo può accadere se si mette al bando l’autoreferenzialità dei singoli partiti e di singoli esponenti. I personalismi non hanno mai fatto bene, lo sa a memoria chi ha una visione seria e alta della missione politica. Se al centro dei tira e molla ci sono posizionamenti personali, la tutela degli interessi di gruppo, l’ambizione di tizio o caio, non si va da nessuna parte. Anzi, qualcuno andrà da qualche parte, a suo esclusivo vantaggio e alla faccia dell’interesse generale. Il centrodestra troverà la quadra a breve. Il centrosinistra, se continuerà a smussare gli angoli del cerchio, senza una direzione credibile, senza una bussola che funzioni, perderà prima ancora che si aprano le urne.

Occorre un programma serio, credibile, che affronti i temi in una prospettiva di lungo periodo, interpretato da persone affidabili, non compromesse con i fallimenti e le ambiguità del passato. Persone capaci, non legate a interessi di sorta, resistenti alla seduzione del potere, che indossino cultura e normalità. La gente istruita non ci piace, ci piace la gente di cultura. In pratica, “uno di noi cittadini”, non uno di voi. Un visionario non un portatore di punti di vista. E soprattutto che sappia interpretare il disagio dei cittadini “iscritti” al partito di maggioranza della Basilicata: l’astensionismo. Che sappia comprendere le loro ragioni e sappia mettere al centro della politica la Politica. Certo, non è facile, anzi questa prospettiva appare nettamente utopica, in una regione dominata da un sistema di potere autoreferenziale e radicato in ogni anfratto della vita pubblica e privata. Ecco perché bisogna liberarsi della retorica “dell’alternativa alla destra”. Bisogna essere alternativi al sistema. Il Pd, il M5S, l’associazionismo civico, e le altre formazioni politiche e culturali, sapranno trovare la chiave di un comune destino con la Basilicata anziché con se stessi? Il Pd, soprattutto, saprà essere alternativo ai suoi esponenti che hanno interpretato per anni le logiche del potere fine a se stesso? Oggi la risposta a queste domande è no. Ma domani è un altro giorno.