Correre per raggiungere uno degli obiettivi-manifesto della Lega. E poco importa se il risultato alla fine sarà raggiunto con una procedura alquanto singolare. Già, perché tra gli strumenti pensati dal governo per arrivare alla riforma dell’Autonomia differenziata ci sono i Dpcm, decreti del presidente del Consiglio dei ministri, e non leggi ordinarie. Dunque, si punta su procedure d’urgenza, così come successo con i Dpcm varati in piena emergenza pandemica dall’allora premier Giuseppe Conte.

L’ultimo documento di lavoro, la legge quadro, presentata alla Conferenza delle Regioni, prevede che le pre-intese tra Stato e realtà territoriali abbiano un esame parlamentare per l’acquisizione di un parere entro 30 giorni. Vietata la possibilità di modificare i testi, rimane solo l’opzione di avanzare segnalazioni al governo.
Anche sui Livelli essenziali delle prestazioni (i Lep) è concreto il rischio di un Parlamento relegato ai margini. L’articolo 143 della legge di Bilancio stabilisce, infatti, che i Lep siano adottati con Dpcm. Un’ipotesi che non piace per nulla, oltre che alle forze politiche di centrosinistra e alcuni sindacati come Cgil e Uil, anche al governatore forzista Roberto Occhiuto. Per il presidente della Giunta regionale, il concetto è chiaro: questioni che toccano i diritti fondamentali dei cittadini, dovrebbero comunque essere sottoposti a un dibattito parlamentare. Si tratta di una presa di posizione destinata a far discutere: Occhiuto non è solo uno dei rappresentanti più influenti del centrodestra nel Mezzogiorno, ma finora aveva mostrato più di un’apertura – pur sostenendo la necessità di superare il criterio della spesa storica e abbracciare quella dei fabbisogni standard e della perequazione nella distribuzione delle risorse – nei confronti del progetto di riforma fortemente voluto dal ministro leghista Roberto Calderoli.

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