Sangiovanni è molto di più di “quello dei tormentoni” o di “quello di Amici”. Basta ascoltare “Cadere volare” per rendersene conto e capire l’evoluzione che sta vivendo il giovane artista classe 2003. Sempre più a fuoco nel realizzare la sua musica. Un primo album molto vario dove spiccano le produzioni di DRD (ovvero Dardust/Dario Faini), Riccardo Scirè, Zef, Merk & Kremont, Takagi & Ketra, Kyv, Dinv x Cvlto, Faraone, Valerio Bulla e Bias. Un progetto in bilico fra diversi sentimenti, in cui non manca ovviamente il suo lato pop più leggero, una delle sue indiscutibili forze, ma che racchiude anche una dimensione cantautorale profonda e inedita. È un grido di libertà, un megafono per lui e per tanti ragazzi che non riescono a far sentire la propria voce. Una ruota panoramica su stili, approcci e universi sonori differenti.

Sangiovanni, con le canzoni, risponde a chi pensa di giudicare la complessità di un essere umano e di un artista con facili e sterili etichette. “Non l’ho mai nascosto, il fatto di essere etichettato come ‘superficiale’ mi ha sempre feritoammette a Rockol – la mia musica non è leggera, non lo è mai stata. Poi però uno entra in un programma televisivo (Amici, ndr) e allora tutto si resetta e il pubblico vede solo una piccola parte di quello che si è. Il Festival di Sanremo (ha partecipato con il brano ‘Farfalle’, ndr) è stato diverso: c’era tensione, ma alla fine è stata un’esperienza che ho vissuto bene. Non l’ho mai affrontato come una gara fra cantanti, ma come un ‘andiamo ai Mondiali’. Come se tutti i partecipanti facessero parte di qualche cosa di grande, di una squadra”.