“L’idea è quella di seguire le stagioni, come nella moda. ‘Mediterraneo’ è la mia collezione primaverile, ora sto lavorando a quella estiva, quella precedente è uscita in inverno, anche se si intitolava ‘La primavera””: Jovanotti racconta così “Mediterraneo”, uscito venerdì: 8 nuove canzoni, più una una rielaborazione di “I Love you Baby”, canzone che potrebbe presto vedere un’altra versione ancora, la terza, in collaborazione con i Neri Per Caso. Cos’è questo disco? “Non c’è strategia: per esempio, il singolo è parte dell’EP precedente. Tutto viaggia per binari paralleli: le radio passano una canzone, magari sulle piattaforme ne funziona un’altra”. 

“La Primavera” era dichiaratamente un ep, a fine anno arriverà “Il disco del sole”, che raccoglierà le canzoni pubblicate in questo anno. Siamo ad una tappa intermedia, ma Jovanotti non vuole definire cos’è “Mediterraneo”: “Se fossi negli anni ’70, lo chiamerei un disco. Infatti, rimangiandomi tutto quello che ho detto fin qua sulla morte dei supporti, ho chiesto a Universal di stamparne un migliaio di copie in vinile. Mi rendo conto che assomiglia più a un album di quanto volessi: se lo sento di fila mi fa stare bene, e questo è un segno. È un disco molto libero, che ho scritto in maniera istintiva e appassionata. Non so bene cosa succederà di queste canzoni, soprattutto in queste periodo, l’importante è condividerle”, spiega. 

“Il disco del sole” rimane un work in progress, anche se “Mediterraneo” ha la durata e l’unità concettuale e sonora di un album. “È come se ad un certo punto mi si fosse riaperta la possibilità di fare musica: sono canzoni nate in una stanza, in una situazione intima. Ma cercano il contrario dell’intimità, cercano l’aria, il contatto” spiega Lorenzo. “L’ultima l’esperienza importante di condivisione che ho avuto è stata Jova Beach Party, che tornerà questa estate. Non l’ho mai considerata come conclusa, anzi: è come se fosse un po’ il committente di queste canzoni. Ma allo stesso tempo sono molto mie, molto personali”.