Terremoto dell'Irpinia del 1980 - Wikiwand

di Clementina Leone

Una vita è un’opera d’arte. Non c’è poesia più bella che vivere pienamente diceva Georges Clemenceau e, quando improvvisamente corri il rischio di perderla, apprendi ancor di più a dare il valore che merita alla stessa.

Il 23 novembre giorno del mio onomastico “San Clemente”, non viene quasi mai ricordato in merito al Santo, ma purtroppo per una delle più grandi catastrofi degli anni 80. Si proprio così, visto che, il terremoto dell’Irpinia colpì una vasta area compresa tra le province di Salerno e Potenza proprio il 23 novembre 1980. La terra iniziò a tremare alle 19.34 con  una scossa di magnitudo 6.9 che colpì  la  Basilicata e la Campania. Il sisma durò “solamente” 90 secondi ma, per chi visse quella tragedia, sicuramente sembrarono attimi interminabili. Il bilancio  fu gravissimo: 3000 vittime, 9000 feriti e circa 280 mila sfollati. Come riportato sul Catalogo dei Forti Terremoti d’Italia (CFTI), in Campania e Basilicata all’epoca si trovavano 1.843.304 abitazioni censite. Di queste 77.342 risultarono distrutte, 275.263 gravemente danneggiate, 479.973 lievemente lesionate.
Negli anni ’80 erano pochi i sismometri collegati in tempo reale con una stazione di monitoraggio, rendendo quindi impossibile il calcolo in breve tempo dell’ipocentro e della magnitudo dello stesso.  Fortunatamente pero, tutto questo diede lo stimolo giusto per costruire negli anni a venire una rete sismica moderna e capace di fornire dati in tempo reale. Per quanto riguarda i soccorsi invece, in primo momento furono affidati prevalentemente ad autorità locali e volontari.  All’epoca la Protezione Civile non era un’istituzione strutturata e stabile come lo è oggi e, per questo motivo, l’intervento diretto dello Stato richiese più tempo per essere messo in atto. Ciononostante, il giorno successivo al terremoto arrivarono sul posto 22 mila militari, saliti a 27 nelle successive ventiquattr’ore. Per aiutare la popolazione vennero inizialmente predisposte 10 mila tende e 1231 vagoni ferroviari per ospitare i senzatetto, mentre circa 16,5 mila persone rientrarono nelle loro case non appena le perizie ne garantirono l’integrità strutturale. Nel corso dei giorni, con l’avvicinarsi di un freddo inverno, i senzatetto vennero spostati in strutture più consone come roulottes, scuole o altri edifici pubblici. Nel corso dei mesi e degli anni successivi inoltre, furono anche stanziati fondi per la ricostruzione ma, sempre secondo il portale CFTI, a vent’anni dal sisma la stessa non risultò ancora completamente terminata e alcune migliaia di persone continuarono a vivere negli alloggi provvisori. La vita è bella, è il dono più grande che abbiamo e capirlo è fondamentale per renderci conto di quanto sia importante cercare di trarne tutto il meglio. Tutti noi viviamo momenti tristi e negativi, ma dobbiamo superarli e trovare ciò che di bello la vita ha da offrirci. Questo dipende anche da noi, dal nostro modo di viverla e di vedere le cose, perché anche dai momenti bui come la tragedia dell’80 è possibile venir fuori e non commettere gli stessi errori.