Proprio pochi giorni fa, in occasione della visita in Calabria del numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, aveva richiesto e auspicato l’intervento diretto e la presenza del premier Mario Draghi perché la questione Calabria assumesse, attraverso il Patto per lo Sviluppo, non solo carattere nazionale, ma fosse al centro di un impegno concreto da parte dell’esecutivo.

Gli eventi della politica, però, sono spesso imprevedibili e la crisi di governo scatenata dalla presa di posizione di una parte dei parlamentari pentastellati guidati da Giuseppe Conte, ha rimesso in discussione la prospettiva del governo di arrivare a fine legislatura: «La questione calabrese – sostiene Ferrara – s’innesta, ovviamente, nel più ampio contesto di misure atte a far ripartire l’economia nel così complesso quadro internazionale odierno. Penso, ad esempio, alla discussione che si stava avviando sulla riduzione del cuneo fiscale e quindi del costo del lavoro, una misura di sostegno alle imprese ma anche di impulso alle nuove assunzioni, soprattutto nella nostra regione. Ecco perché il sistema produttivo chiede con forza la continuità dell’azione di Draghi: le gravissime crisi energetica e alimentare, la recessione alle porte, la nuova ondata pandemica, la prossima manovra di bilancio l’esigenza di applicare il Pnrr e le riforme di cui il sistema-Paese necessita con urgenza richiedono stabilità di governo. Invece di stringersi attorno al timoniere, uno dei più apprezzati ed autorevoli al mondo, si sottopone l’esecutivo ad un inutile stress test con una crisi al buio che rischia di far affondare la nave per bassi interessi di partito e propaganda politica, non certamente per il bene del Paese. È un gravissimo atto di irresponsabilità che ci auguriamo rientri subito. Non si può perdere una figura come Draghi, ne va della credibilità del nostro Paese».

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