A Rosarno anche i “giostrai” chiedevano protezione alla cosca Bellocco: è quanto emerge dalle oltre 2mila pagine dell’ordinanza di custodia cautelare sfociata nell’operazione “Blu Notte”, coordinata dalla Dda, che ha disarticolato uno dei più potenti casati di ’ndrangheta. La vicenda, descritta in un’informativa del Nucleo investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, è assolutamente emblematica circa il totale controllo del territorio in mano alla ’ndrina dei Bellocco, in quel momento rappresentata dal cognato del giovane boss Umberto Bellocco, Francesco Benito Palaia, nonostante quest’ultimo fosse agli arresti domiciliari.

Il 20 settembre del 2019, un pluripregiudicato di Serra San Bruno chiedeva un incontro a Palaia preannunciando l’arrivo a Rosarno insieme alla carovana dei “giostrai”, in occasione della festa patronale dei Santi Cosma e Damiano, che ricorre il 26 settembre. I due, pertanto, fissavano i dettagli del loro incontro che sembrava essere urgente, atteso che la ricorrenza religiosa era ormai prossima e le giostre erano in procinto di essere montate: «Le giostre manca poco e le montano, che oggi è ventuno!». Quindi le parti avrebbero dovuto definire un accordo afferente proprio allo specifico settore di intrattenimento.

'Ndrangheta, furto di droga e faida evitata: “Platì non è Rosarno! Lì le persone le tagliano con la motosega”

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