Reggio Calabria – La gestione dei rifiuti in Calabria resta sempre un tema caldo. Discariche colme, rifiuti sparsi per strada, soluzioni difficili da trovare, cittadini avviliti. Leggi confliggenti e istituzioni che si fronteggiano davanti ai giudici amministrativi. Una matassa che si fa sempre ingarbugliata.
L’ultimo bubbone, in ordine cronologico, l’ha fatto esplodere la legge regionale dello scorso 20 aprile che ha rivoluzionato il quadro delle funzioni e delle competenza in tema della gestione dei rifiuti istituendo l’“Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria”, con la concentrazione in capo ad esso di tutti i poteri gestori e organizzativi e non più solo di pianificazione indirizzo. La legge in questione, inoltre, provvede all’istituzione di un unico Ambito territoriale ottimale (Ato) coincidente con l’intero territorio regionale e il presidente Occhiuto, con un proprio provvedimento, ha nominato l’ing. Bruno Gualtieri quale Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria.
La Città Metropolitana ritiene che l’operato della Regione Calabria sia stato del tutto illegittimo entrando a gamba tesa in una materia di competenza statuale e quindi ha deciso di adire il Tar di Catanzaro per fare valere le sue ragioni e chiedere la sospensione e l’annullamento di tutti gli effetti della legge regionale e sollevando anche una questione di illegittimità costituzionale.

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