Malgrado fosse stato arrestato, finito in carcere per associazione a delinquere di tipo mafioso e destinatario della sorveglianza speciale, ha incassato regolarmente per otto anni contributi europei a sostegno del comparto agricolo. Ma adesso per l’imprenditore agricolo S.V., di Seminara, arriva un conto salato: dovrà restituire all’Arcea (Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura) la bellezza di 143mila euro più la rivalutazione monetaria e gli interessi legali, senza contare le spese di giudizio.
Il caso è stato definito in questi giorni dalla sezione calabrese della Corte dei Conti, che depositato la sentenza di condanna a carico dell’uomo. «Non può esservi dubbio – scrivono i giudici – che il convenuto, destinatario di provvedimenti definitivi di misure di prevenzione speciali previste dalla normativa antimafia, non poteva ricevere contributi ed era decaduto di diritto da tutti i contributi ricevuti per le domande di aiuto presentante negli anni dal 2010 al 2017, a parte la considerazione se egli, in quanto detenuto, non poteva essere fisicamente presente innanzi agli sportelli dei centri di assistenza agricola al momento di presentazione delle stesse domande». Nessun dubbio sul dolo: «Non può esservi alcun dubbio circa il fatto che S.V. abbia dolosamente sottaciuto ad Arcea il proprio stato giuridico».

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