Francesco Ventrici e Vincenzo Barbieri: a volte ritornano. Rimbalzano nomi pesanti del narcotraffico fra le intercettazioni dell’inchiesta “Blu Notte”, che con l’operazione della scorsa settimana, coordinata dalla Dda di Reggio, ha disarticolato la cosca Bellocco di Rosarno. Ventrici, noto come “Il Gordo”, è ritenuto vicino al clan Mancuso di Limbadi, Barbieri è stato ucciso a San Calogero l’11 marzo del 2011 davanti alla tabaccheria del paese: i due broker saltano fuori in una conversazione di Francesco Benito Palaia, braccio desto e cognato del boss detenuto Umberto Bellocco, durante i tentativi di piazzare un grosso carico di droga alla camorra. A farle i due nomi è Antonio Maiuri, che con il figlio Giuseppe viene chiamato a Rosarno, dove si presenta il 3 dicembre 2019: di origine campana, trasferito a San Gregorio d’Ippona nel Vibonese, è stato individuato dai Bellocco come la persona che avrebbe potuto fare da intermediario con il mercato campano.

Secondo gli inquirenti, Palaia e Maiuri si sarebbero conosciuti in carcere a Paola. «Io all’epoca prima di venire qua andavo sempre da coso… a San Calogero.. da Barbieri, Ventrici, Zinnà», dice Maiuri. In ballo ora ci sarebbe la cessione di almeno 5 kg di cocaina al prezzo di 25.000 euro al kg. Dei trafficanti rosarnesi Palaia avrebbe poca fiducia: «Oggi serietà nel paese di Rosarno è zero… perché i pezzi grossi non ci sono più… tutti i ragazzacci che stanno uscendo che hanno fatto 10 anni, 12 anni… 8 anni si sono ritirati… dice noi ci siamo fatti il carcere, noi ci badiamo quello che abbiamo e non vogliamo fare niente… quindi vai ad innescare un meccanismo che non va bene… questo qua mi fa una proposta che io voglio fare a qualcuno fuori, una proposta conveniente per entrambi». L’eventuale acquirente, precisa Palaia ai due Maiuri giunti nella Piana, si dovrebbe fare carico di un congruo anticipo e fornire adeguate garanzie in merito al saldo della cifra necessaria a comprare l’intera partita: «Comunque se io trovo a qualcuno… che mi da un anticipo ed io ho la piena fiducia… di fare questo… che so che fra 10 giorni». “Zio Antonio” Palaia chiama il suo interlocutore principale, facendo riferimento anche «ad una consistente importazione – annotano gli inquirenti – di cocaina dalla Colombia da parte di ’ndranghetisti di Rosarno e San Luca rispetto alla quale lui aveva deciso di defilarsi, perché aveva intuito che le cose non venivano gestite nella maniera corretta». Le parole di Palaia: «Ne hanno venduti… l’hanno venduta i colombiani e se li sono presi i rosarnesi ed i sanlucoti, cioè quelli che poi… sono due famiglie… comunque dice che se la stanno sistemando ma a me non interessa».

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