Papà, scomparso da poco, lo seguiva sempre sul set augurandogli il suo in bocca al lupo prima di ogni fatidico “Ciak si gira”, cristallizzando nel tempo un rituale imperituro di stima e affetto. E adesso, il suo appello risuona come un magnifico e dolce ritorno alle origini: «Vi prego, scrivetelo, fatemi girare in Calabria» . Anzi, il distacco non è mai avvenuto. Attore, regista e sceneggiatore italiano, Massimiliano Bruno, classe 1970, è uno dei “padri” di alcuni dei film più noti del panorama televisivo e cinematografico italiano.

Radici orgogliosamente calabresi e battuta sempre pronta, anche fuori dal copione delle sue brillanti commedie che fanno inarcare un sorriso, sono i suoi tratti distintivi. « I miei – racconta Massimiliano Bruno nella sua casa popolata di amici alla vigilia della finale di Conference League, che ha visto poi trionfare la Roma – si sono conosciuti per caso in un bar di piazza Bologna, una zona nota agli studenti, e da lì hanno messo su famiglia. Mamma Emilia, pittrice per passione, insegnava educazione artistica, cosentina, mentre papà Fausto era di Nicastro. Due parti della Calabria completamente diverse e infatti se lo rinfacciavano (ride n.d.c) quando litigavano. L’aria calabrese, comunque, permeava casa nostra, ricordo che i miei parlavano in calabrese e ognuno in verità il proprio dialetto». Una passione, quella per il mondo artistico che per Max, come affettuosamente lo chiamano tutti, è nata tra i banchi di scuola grazie a un docente speciale: «Avevo un professore di storia e filosofia illuminato – continua – che ci induceva a frequentare il teatro fin da quando eravamo ragazzi e, quindi, ho cominciato a vedere degli spettacoli quando avevo 15 anni. Così mi sono innamorato di questo mondo a differenza magari di molti coetanei che venivano folgorati dallo sport e a 18 anni ho fatto, come si dice, la scuola».

Roma negli anni ‘80 – ‘90 offriva la possibilità di fare spettacoli in piccoli teatri ed è qui che Bruno ha mosso i primi passi fino a quando un critico, Rodolfo Di Giammarco, vide un suo spettacolo, mise nero su bianco una bella recensione e da lì si “aprì” il mondo prima come autore televisivo, poi di fiction e infine come autore e regista cinematografico. Facendo la gavetta, quella vera, mentre la sua terra era lì: «Ogni tanto cito città calabresi – precisa – e ai miei personaggi faccio parlare la lingua delle mie origini. Anzi, un mio spettacolo “Zero”, cui tengo molto, ci riporta proprio in un paesino calabrese dove in una stazione dei carabinieri un maresciallo sta interrogando un giovane postino da tutti conosciuto con il soprannome di “Cacasotto”. Il racconto del postino parte dall’estate del 1982 e rievoca la storia di cinque ragazzini che trascorrono una vacanza insieme. I loro sogni si scontrano con la realtà di una brutta storia di sangue che li coinvolge in prima persona e li segnerà per tutta la vita. E non vi nascondo che insieme a Marco Martani, con cui abbiamo lavorato già insieme in “Notte prima degli esami”, solo per citare un titolo, stiamo dando vita alla trasposizione cinematografica che ovviamente ha un senso se è fatta lì dove è stata ambientata. Cioè in terra calabrese».

Bruno pochi mesi fa ha acceso nuovamente il pubblico in sala con il film “C’era una volta il crimine” – ultimo capitolo della saga che segue “Non ci resta che il crimine” e “Ritorno al crimine” – ambientato nel passato, durante il secondo conflitto mondiale, con alcuni grandi del cinema come Marco Giallini, Edoardo Leo, Giampaolo Morelli e Gianmarco Tognazzi: «Quando ho scritto questo lavoro – commenta amaramente l’artista – la guerra non era nemmeno un’ipotesi. Poi è uscito sette giorni dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina. La guerra rappresenta la parte più brutta degli uomini e l’idea era quella di mandare i nostri nella seconda guerra mondiale. Abbiamo detto la nostra su quello che è stato l’infame regime in Italia e su quello che i nazisti hanno fatto. E alla fine ci siamo ritrovati a vedere che i russi hanno fatto la stessa cosa, facendoci ripiombare in un teatro tragico perché purtroppo la gente muore veramente. Dal canto nostro, con il film abbiamo detto che bisogna combatter per la libertà perché è uno dei principi davvero sacri. E la cosa più difficile è stata fare commedia senza mancare di rispetto a nessuno. Questa è la vera sfida in fondo di chi fa commedia all’italiana e ce lo hanno insegnato Mario Monicelli e Ettore Scola e tanti altri registi».

Per ora l’eclettico artista è impegnato in un altro lavoro che può anticipare a sprazzi: «Sto lavorando ad un film a episodi – taglia corto sapendo di non poter anticipare molto – con Edoardo Leo e entrambi siamo alle prese con la regia. Tra un mesetto potremo rivelare anche il cast». Massimiliano Bruno porta avanti anche un’altra mission che è quella di coltivare talenti nel suo laboratorio di arti sceniche dove si insegna recitazione, sceneggiatura e regia: «Ci sono 250 allievi – puntualizza con orgoglio – molti dei quali lavorano con me. A loro dico sempre che bisogna lavorare sodo perché se si diventa molto bravi è più facile trovare la strada spianata per fare questo lavoro. Perché di sicuro questo non è un mestiere per sfaticati che si alzano tardi la mattina. Il talento non si insegna mentre la tecnica e la disciplina sì. Recentemente sono stato felice pure di ridare vita a il “Grande Slam”, una manifestazione creata apposta per lanciare questi giovani che si sfidano a colpi di monologhi sempre diversi».

Max non molla la sua Calabria e ci torna spesso per vacanza o lavoro, anzi rivela che di solito i tour perfetti sono quelli dove riesce ad andare in scena toccando la Sicilia e la sorella Calabria: «Ho fatto tutte le vacanze in Calabria, parte della mia famiglia – ricorda – è ancora lì e fino a sette anni fa stavo con una ragazza calabrese. Sono stato sempre scisso tra Cosenza, dove ci sono ancora le mie zie, Lamezia Terme e Crotone, dove avevamo una piccola casa al mare. E ancora Villaggio Palumbo in Sila, un posto che amo tantissimo. Insomma, ormai ci vado quando posso anche se la maggior parte del mio lavoro si svolge a Roma. Però, di certo, se mi danno un premio in Calabria corro».

Da “Coliandro” al debutto alla regia con “Nessuno mi può giudicare”

Una carriera di successo e poliedrica. Alla terra di origine di papà e mamma, che lo ha omaggiato lo scorso anno con il prestigioso premio “Paolo Villaggio”, Massimiliano Bruno augura che ne prenda le redini, usando una metafora calcistica, un buon allenatore che abbia voglia di cambiamento. E spera che un giorno anche le compagnie reputino necessario fissare con continuità delle tappe nei teatri della Calabria.
Nato a Roma da genitori calabresi, padre avvocato e madre insegnante delle scuole medie, dopo la maturità inizia a frequentare un laboratorio teatrale. Al cinema fa il suo esordio alla regia nel 2011 con il film “Nessuno mi può giudicare”, interpretato da Paola Cortellesi, Raoul Bova e Rocco Papaleo con il quale ottiene 5 candidature ai David di Donatello e vince il Nastro d’Argento per la miglior commedia. Nel 2012 scrive, dirige e interpreta il film “Viva l’Italia”, con protagonisti Michele Placido, Ambra Angiolini, Raoul Bova, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo e Rocco Papaleo. Due anni dopo firma “Confusi e felici”, poi “Gli ultimi saranno ultimi”.
È autore di molte, brillanti sceneggiature tra cui “Notte prima degli esami” con cui è candidato ai David per la sceneggiatura e ancora “Ex” e “Maschi contro femmine” per la regia di Fausto Brizzi, “Questa notte è ancora nostra” diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero, “Tutti contro tutti” del regista Rolando Ravello e “Buongiorno papà” diretto da Edoardo Leo.
Il suo secondo film da regista “Viva l’Italia” ottiene due candidature ai David e “Beata ignoranza” una ai Nastri d’Argento per il soggetto. Adesso è reduce da una trilogia di grande successo: “Non ci resta che il crimine”, “Ritorno al crimine” e “C’era una volta il crimine” sempre con cast d’eccezione (Giallini, Gassmann, Leo, Tognazzi, Morelli).
Per la televisione scrive per “I Cesaroni”, “Quelli che il calcio”, “Non ho l’età”. Conduce anche varie trasmissioni televisive tra cui “Saturday Night Live” per La7 e “80. minuto” per FX.
Nasce come attore nella serie televisiva “L’ispettore Coliandro” dove interpreta il ruolo di un ispettore (Borromini) di chiare origini calabresi. In “Boris” è invece Nando Martellone. Entrambe le serie sono state premiate al Roma Fiction Fest.

© Riproduzione riservata