La buona notizia è che l’accordo tra Ministero del Lavoro e Regione per l’integrazione salariale dei lavoratori ex Lsu-Lpu è stato raggiunto. Il dato meno positivo è che l’aumento delle ore di lavoro settimanali resterà, con ogni probabilità, soltanto sulla carta.
Per ogni lavoratore ex Lsu/Lpu è prevista la storicizzazione di un contributo regionale annuo di 8.703,78 euro che va ad aggiungersi al contributo statale annuo di 9.296,22, per un totale di 18mila euro ogni 12 mesi. E se l’accordo significa l’inizio di una nuova fase per il precariato calabrese rappresentato, in questa vertenza, da 2.062 ex Lsu e 2.159 ex Lpu, la svolta attesa ancora non c’è. Molti enti locali coinvolti nella vertenza stanno prendendo tempo rispetto agli impegni che vanno nella direzione di aumento delle ore di lavoro (in molti casi fermi a 18) e ciò perché. Stipulare contratti più onerosi significherebbe per i Comuni un maggiore dispendio di risorse economiche.

Un’eventualità che diverse realtà locali non riescono ad assicurare in un momento di grande incertezza. «È vergognoso che nei Comuni – attacca la Cgil – si pensi di non assegnare ore aggiuntive con le risorse ora trasferite mettendo in discussione i risultati raggiunti». E sulla stessa lunghezza d’onda è sintonizzato il sindacato Usb, che prepara una nuova mobilitazione: «Quella dell’Anci è stata un’assenza di non poco conto al Tavolo convocato in Prefettura a Catanzaro. È da gennaio che questi precari attendono l’aumento dell’orario di lavoro che troppo spesso non permette loro di poter mantenere in maniera dignitosa la propria famiglia».

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