La ricerca di fonti alternative al gas russo passa anche da Crotone. La crisi energetica morde la “carne viva” dell’Europa con l’economia in recessione e i prezzi degli idrocarburi alle stelle. Per questo non sorprende affatto la decisione di Eni che infatti, ha intenzione di allargare la produzione metanifera dei giacimenti al largo del capoluogo pitagorico che ai “tempi d’oro” erano arrivati a coprire fino al 16 per cento del fabbisogno nazionale di metano. Ma quell’epoca è ormai alle spalle. Oggi l’estrazione di gas dai pozzi offshore attivi, s’è notevolmente ridotta. Per questo, la società del Cane a sei zampe vuole aumentare i volumi di metano da portare in superficie attraverso un progetto che renderà più efficienti i giacimenti già esistenti nel mare crotonese.
La multinazionale fondata da Enrico Mattei, da un lato è decisa a ripristinare due pozzi di metano (“Luna A 41 dir A” e “Hera Lacinia 17 dir”) che hanno cessato l’erogazione rispettivamente a novembre 2018 e gennaio 2020 in seguito alla «produzione di sabbia»; mentre per un terzo giacimento (“Hera Lacinia 16 dir”) l’Ente nazionale idrocarburi è risoluto a mettere un segno più sull’estrazione di metano, in quanto la sua portata da fine 2020 è passata da 200 Ksm³/g (chilometri cubi standard, unità di misura per calcolare le quantità di idrocarburi) a circa 30 Ksm³/g, per poi ridursi «fino all’attuale portata» di 20 Ksm³/g.

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