Una ricchezza, naturale e gratuita, a due passi eppure lontana. Si chiama turismo, secondo gli studiosi dell’Unical capace di garantire il 12-13% del Pil, mentre ora siamo fermi al 5%. Per liberarne le potenzialità «occorre modernizzare l’ offerta di servizi turistici», commenta Francesco Aiello, ordinario di Politica economica all’ateneo di Arcavacata e responsabile assieme agli studiosi di OpenCalabria di un’inchiesta sulla realtà turistica regionale e soprattutto sul suo potenziale sull’economia calabrese. Il focus è puntato anzitutto sulla Sila, non solo quella cosentina ma anche quelle catanzarese e crotonese, in questi giorni ancora una volta imbiancate di fresco: l’analisi fotografa tanto la realtà di Camigliatello e Lorica, quanto quella di Villaggio Mancuso e Villaggio Palumbo. “Turismo montano in Sila nelle estati 2019-2021: come le strutture ricettive hanno reagito alla crisi da Covid” è il titolo dei questionari cui hanno aderito 89 strutture ricettive dell’altopiano, ma solo 72 risposte sono state giudicate valide.
Gli accademici sottolineano che «la Sila diventa più attrattiva come meta turistica nella misura in cui aumenta il numero e la qualità media dei servizi offerti ai turisti. Questo processo di ristrutturazione settoriale deve interessare tutti, tra cui le strutture ricettive. Durante l’indagine diretta sul turismo estivo 2019-21 è stato chiesto alle strutture ricettive i servizi introdotti nel 2020 e nel 2021 rispetto all’estate 2019. Servizi precedenti il soggiorno, durante il soggiorno e successivi al soggiorno.

Leggi l’articolo completo sull’edizione cartacea di Gazzetta del Sud – Calabria

© Riproduzione riservata