È uno spettacolo la natura che si alterna lungo le coste della Calabria. Colori, forme, odori. È il miracolo del mare più bello d’Italia con i suoi 700 chilometri di meraviglie che costituiscono il 10% dell’intero patrimonio nazionale. Un mare che qui è miniera d’oro ma anche un inferno. Il Tirreno in questo primo assaggio d’estate offre panorami sporcati da opacità, chiazze scure e maleodoranti che si spalancano all’improvviso tra le acque. Colpa dell’inquinamento, dicono gli esperti. In tutti questi anni, il mare ha portato il pane sulla tavola della gente che vive sul litorale. Uomini e donne che, evidentemente, ricambiano il dono trasformando le acque in un gigantesco pozzo nero. Non è un pettegolezzo ma la sintesi delle investigazioni scientifiche che, da ottobre, la Stazione zoologica “Anton Dohrn” di Amendolara, d’intesa con Regione, Guardia costiera, Guardia di finanza, Arma e Arpacal, ha sviluppato attraverso rilievi con termoscanner, acquisizioni satellitari, prelievi della nave oceanografica e attività sul campo. Ben 18 ricercatori hanno seguito le scie sporche da individuando la probabile causa dell’odioso fenomeno. Il professor Silvio Greco, coordinatore delle ricerche e capo della Stazione zoologica, è certo dell’origine della sporcizia galleggiante: «La maladepurazione rischia di diventare il capro espiatorio ma devo dire che incide solo nella misura del 40-45%. Sono gli scarichi privati il vero problema. Ho le prove di quello che dico. Da Tortora a scendere abbiamo ricostruito le origine dell’inquinamento, censendo scarichi di strutture recettive, stabilimenti balneari, piccole aziende e anche abitazioni private. Le prove raccolte le abbiamo consegnate ai carabinieri per essere trasmesse alle Procure competenti. Sugli scarichi abusivi, purtroppo, nessuno vigilia. I sindaci, che sono i responsabili della salute dei cittadini, non possono pensare che non sia affare loro. Per questo chiedo ai calabresi in generale di non girarsi dall’altra parte. Bisogna capire che un danno all’ambiente produce effetti negativi sulla nostra salute. Per questo chiedo ai cittadini di diventare sentinelle dell’ambiente».
Greco è un uomo di scienza che ama questa terra e lotta per la tutela dell’ecosistema. «Ho trovato sponda nel governatore Roberto Occhiuto che sta lavorando tanto per migliorare la situazione. Quando parlo di vigilare sui danni all’ambiente mi riferisco agli effetti che valutiamo sulle persone. In Calabria abbiamo neoplasie da sistema industriale nonostante la nostra sia una regione che non ha un sistema industriale avanzato. Senza contare che abbiamo trovato 139mila frammenti di plastica galleggiante lungo tutte le nostre coste. E siccome la frazione che resta a galla rappresenta solo il 3-5% del totale finito in mare è chiaro che dobbiamo preoccuparsi della salute dei nostri pesci e indirettamente della nostra. Però, vi confesso. Rispetto alle condizioni che abbiamo trovato sulla terra ferma, e non solo sui litorali, il mare gode di ottima salute. All’interno abbiamo rinvenuto roba da incubo. Elementi che abbiamo segnalato ai carabinieri».

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