Il passaggio consumato a metà giugno è stato senza dubbio decisivo: le quote di Sorical ora sono tutte della Regione, benché rimanga il pegno dei privati – che restano in credito di circa 70 milioni di euro – su quelle cedute al prezzo simbolico di un euro. Il Collegio dei liquidatori presieduto da Cataldo Calabretta ha poi approvato il progetto di Bilancio 2021, che a fine mese andrà nell’assemblea dei soci, con un rendiconto che si chiude con un utile di poco più 700mila euro. Ancora però non c’è stata la revoca della liquidazione e, soprattutto, il Servizio idrico integrato in Calabria non esiste perché non c’è stato l’affidamento a un gestore unico.

Non è un dettaglio, benché se ne parli poco: le settimane scorrono e la Regione non si è neanche candidata a intercettare un euro delle centinaia di milioni che il Pnrr mette a disposizione. Il primo bando collegato ai fondi del Pnrr per la riduzione delle perdite nelle reti idriche è stato pubblicato addirittura a inizio novembre: 313 milioni di euro per cinque regioni del Sud con orizzonte di spesa al 2023. Per capire quanto ce ne fosse bisogno, specie in tempi di siccità, basta considerare un dato reso noto nei giorni scorsi dal Snpa su Catanzaro: nel capoluogo si perde il 57,8% dell’acqua immessa nelle tubature. La Calabria però ha mancato la prima tranche di finanziamenti per un errore dell’Autorità idrica calabrese nella trasmissione dei documenti che ha indotto il governatore Roberto Occhiuto ad accelerare sulla creazione della nuova Autorità rifiuti e risorse idriche (Arrical), accorpando in un unico ambito regionale la gestione dei due settori prima appannaggio di Aic e Ato provinciali.

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