Il flop del monitoraggio, finanziato con fondi europei, mai partito e che adesso rischia di restare a secco. E con l’aggravante di un’ombra sulla possibile duplicazione di funzioni e spese.
È l’ennesima storia di opportunità mancate in salsa calabrese, di quelle che purtroppo la storia continua a consegnare a iosa. In quest’occasione i riflettori si accendono sul mancato avvio del progetto Arpacal per il monitoraggio ambientale dei corpi idrici della Calabria, “costruito” su fondi per 2 milioni 69mila euro da erogare in base agli stati d’avanzamento. Che, manco a dirlo, non ci sono mai stati.
I dubbi A fare il punto è il dipartimento regionale Territorio e Tutela dell’ambiente, in risposta a un’interpellanza del consigliere del Pd Ernesto Alecci. E nero su bianco viene fuori la cronistoria di una serie di passaggi mai rispettati, alla faccia di un progetto importante «per un approfondito monitoraggio di indagine su mari, fiumi, laghi e acque sotterranee della Calabria finalizzato soprattutto – rimarca Alecci – alla successiva redazione del “Piano di tutela delle acque”, operazione fondamentale ai fini della protezione ambientale e della programmazione delle attività agricole e ittiche, industriali, turistiche, nonché del pieno raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla Direttiva Quadro europea 2000/60». Una mancanza che, conclude Alecci nella sua interrogazione, «negherebbe alla Regione Calabria e ad Arpacal la possibilità di allinearsi a tutte le altre realtà nazionali in termini di gestione e controlli diretti dello stato di salute dei corpi idrici regionali, arrecando un danno a tutti i cittadini calabresi in termini di tutela della salute e dell’ambiente».

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