Dodici condanne, sette assoluzioni e un proscioglimento. Così ha deciso oggi pomeriggio la Corte d’Appello di Catanzaro al termine del giudizio di secondo grado a carico di 20 venti imputati scaturito dall’inchiesta antimafia “Jonny”. Si tratta del nome dato all’operazione con la quale la Procura antimafia di Catanzaro, il 15 maggio 2017, fece luce sulle presunte ingerenze della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto sul Centro d’accoglienza per migranti di località Sant’Anna durante la gestione della Misericordia guidata da Leonardo Sacco (per lui 20 anni di detenzione nell’Appello dell’abbreviato di “Jonny”). E così, il collegio presieduto da Fabrizio Cosentino (a latere i giudici Adriana Pezzo e Carlo Fontanazza) ha disposto la riduzione di sette pene rispetto a quelle che erano state comminate dal Tribunale di Crotone il 24 giugno 2020. Tra queste, figura la condanna inflitta a don Edoardo Scordio, l’ex parroco della chiesa Maria Assunta e fondatore della Misericordia di Isola, che è passata da 14 anni e 6 mesi a 8 anni e 8 mesi di carcere. Per il religioso 75enne, che per i magistrati della Dda avrebbe contribuito a distrarre il denaro destinato al Cara, i giudici hanno dichiarato prescritte le accuse di malversazione, oltre ad avergli concesso le attenuanti generiche. Invece, per altri tre accusati sono state confermate gli anni di reclusione stabiliti in primo grado.

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