Molti sono carpentieri, manovali, meccanici, braccianti agricoli e camerieri. Tante anche le colf (in calo rispetto al passato) e le badanti (ma aumentano, soprattutto, i maschi). Maestranze straniere reclutate da aziende locali e da privati per occupazioni a breve e a medio termine. Sono i “rinforzi” regolari che riempiono i pochi varchi rimasti ancora aperti nel deserto delle opportunità lavorative. Il covid ha moltiplicato i numeri legati alle occupazioni domestiche. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale Domina, l’impatto della pandemia ha prodotto in Calabria un aumento del 99,3% delle assunzioni di colf e badanti tra marzo 2019 (440) e Marzo 2020 (877). Un balzo giustificato dall’aumento del fabbisogno di assistenza per i più piccoli (costretti a casa dal lockdown) e anziani soli. Un rialzo reso possibile anche dalle agevolazioni statali come il bonus baby sitter che ha consentito alle famiglie di gestire meglio i figli a casa con le scuole chiuse. Naturalmente, si tratta di dati solo parziali, relative alle posizioni regolari. Secondo l’Inps, infatti, è di 6 su 10 il rapporto nazionale dell’occupazione in nero per lavoratori domestici. Qui da noi, sale fino a 7-8 irregolari ogni 10 posizioni a conferma che il lavoro domestico scorre ancora nei cunicoli dell’illegalità. La frazione principale è costituita da cittadini stranieri (sfiora il 60%) mentre cresce la frazione di italiani (40,9%) che si dedica alle persone anziane o che si occupa di mettere a posto la casa. Si tratta soprattutto di uomini ultracinquantenni che hanno perso il posto di lavoro e s’arrangiano per portare a casa il pane. Il costo per le famiglie (l’ultimo dato è del 2017) è di 82 milioni di euro all’anno (ma c’è un gettito fiscale inespresso legato alle tante posizioni in nero).

Leggi l’articolo completo sull’edizione cartacea di Gazzetta del Sud – Calabria

© Riproduzione riservata