«Può ritenersi dimostrato che il Veneto ebbe ad esporsi con il giudice Giusti, tale condotta costituisce, ad ogni evidenza, un contributo rilevante in termini di concorso nel reato, perché la sua condotta si è risolta in un’attività di intermediazione finalizzata a realizzare una indispensabile funzione di connessione tra gli autori necessari della fattispecie corruttiva». Così scrive il gup Matteo Ferrante nelle 77 pagine con cui ha motivato la sentenza di condanna per l’avvocato e politico, presidente del consiglio delle Camere penali italiane ed ex europarlamentare, Armando Veneto, a sei anni di reclusione. Una sentenza, quella emessa dal gup del Tribunale di Catanzaro Matteo Ferrante, che ha accolto in gran parte le richieste della Dda guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Condannati anche i coimputati Domenico Bellocco a 6 anni, identica pena anche per Giuseppe Consiglio, Vincenzo Albanese a anni 2, con restituzione alla Procura degli atti per il capo di imputazione relativo al concorso esterno, e Rosario Marcellino a 4 anni di reclusione (anche per lui è stata disposta la trasmissione degli atti in Procura).

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