La carenza di medici nelle corsie ospedaliere preoccupa (e non poco) la struttura commissariale e il dipartimento Sanità della Regione. L’imminente arrivo dell’estate rischia di acuire l’emergenza in strutture già quotidianamente messe a dura prova dall’enorme carico di pazienti in cerca di cure. C’è l’urgenza di correre ai ripari per assicurare standard di assistenza sanitaria almeno sufficienti, a maggior ragione nei territori più disagiati.

Massimo Misiti (M5S)

Davanti una situazione drammatica, la soluzione pensata dai vertici della struttura che guida la sanità calabrese sarebbe quella di ottenere il riconoscimento della Calabria come “area disagiata”. Se i carabinieri, i poliziotti, i magistrati che vengono a lavorare tra il Pollino e lo Stretto hanno un riconoscimento economico di carriera – è il ragionamento portato avanti ai piani alti della Cittadella – perché la Calabria è zona disagiata, devono averlo anche i medici. Di qui l’idea di concertare con il Ministero dell’Economia un provvedimento normativo, da inserire in uno dei provvedimenti che a breve saranno esaminati in Parlamento, finalizzato a garantire un sistema di incentivi a chi sceglie di svolgere la propria attività professionale in ospedali e ambulatori della Calabria. Sarebbe questo il modo, almeno nelle intenzioni di Roberto Occhiuto e dei suoi più stretti collaboratori, per fare fronte a una situazione paradossale, con il reclutamento dei medici che procede a passo di lumaca per mancanza di specialisti disposti a investire il loro futuro in questa terra.

Leggi il servizio completo sull’edizione cartacea di Gazzetta del Sud – Calabria

© Riproduzione riservata