Il Covid? Una storia dimenticata. C’è solo tanta voglia di ripartire sulla costa tirrenica puntando su un turismo di nicchia con provenienze in particolare dal Sud Italia e dalle regioni limitrofe anche se negli ultimi tempi non sono mancate le presenze di stranieri. Di certo la pandemia prima e la guerra poi hanno complicato le cose e gli arrivi dalla Russia rischiano di interrompersi drasticamente. Ma quella che è stata introdotta dalle ultime settimane di maggio scandite da temperature tipicamente agostane, si preannuncia come una stagione di attesa per gli imprenditori balneari. In tutta la Calabria ci sono 30mila ditte del settore e sul litorale tirrenico cosentino la crescita dell’attività non ha subito negli anni alcuna flessione. Le garanzie per chi vuole investire però rischiano di venire meno nei prossimi mesi. E mancano oggi ai cosiddetti “pionieri” delle concessioni. Operatori che per anni hanno continuato a investire per migliorare gli stabilimenti e hanno puntato le loro risorse sulle spiagge e sul mare. Buona parte dell’economia dei paesi e delle città che si affacciano sulla costa gira attorno al mondo balneare.

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