L’ultima legge approvata dalla Regione Calabria sugli usi civici ha «invaso la competenza esclusiva del legislatore statale in materia sia di ordinamento civile sia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema». È la Corte Costituzionale, con una sentenza che rappresenta una bocciatura senza appello, a ribadire che le terre di uso civico sono dei beni ambientali tutelati da vincolo paesaggistico e disciplinati da norme statali su cui le Regioni non possono intromettersi.
La Consulta – la sentenza è stata pubblicata lo scorso 28 novembre, mentre due settimane prima la Giunta Occhiuto aveva deliberato un altro disegno di legge con modifiche alla materia – ha dichiarato l’illegittimità del primo articolo della norma con cui, a dicembre 2021, la Regione aveva stabilito l’ennesima proroga (al 31 dicembre 2022) della procedura semplificata per la liquidazione degli usi civici, per la legittimazione delle occupazioni sine titulo di terre del demanio civico comunale e per l’affrancazione del fondo enfiteutico. Impugnata dal governo a febbraio, la disposizione prevedeva per le «aree con destinazione urbanistica edificatoria, commerciale agricola o industriale, ovvero aree parzialmente o completamente edificate o pertinenze di fondi urbani» un procedimento che esonerava chi presentava l’istanza dal dover acquisire il parere delle Comunità montane e il visto regionale prevedendo il meccanismo del silenzio assenso.

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