«Senza maggiori fondi alle Regioni del Sud, la riforma dell’Autonomia rischia di allargare il divario tra il Meridione e il resto del Paese». Luca Bianchi, direttore della Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, continua a ritenere errato il metodo fin qui seguito dal governo. E se a Roma si accelera anche con un occhio alle elezioni regionali in Lombardia, con il ministro leghista Roberto Calderoli intenzionato a chiedere che il nuovo testo sia sul tavolo del prossimo pre-Consiglio, la riunione informale che precede i Consigli dei ministri, il numero due della Svimez frena, portando sul tavolo della discussione alcune cifre. Si tratta dei conti pubblici territoriali dell’Agenzia della coesione che «sono più completi di quelli del Mef perché tengono conto sia della spesa diretta dello Stato, sia della spesa delle imprese pubbliche locali». La sorpresa ,sottolineata da Bianchi, è che, contrariamente a quanto finora sostenuto da più parti, «nel Sud la spesa è minore, si vede dai servizi: dal numero dei posti letto negli ospedali agli asili nido, fino al tempo pieno nelle scuole. Gli indicatori lo evidenziano: non essendoci un servizio non c’è nemmeno il finanziamento». E la Calabria, sempre secondo le tabelle governative, è ancora più indietro rispetto al resto del Sud con valori delle spese pubbliche pro capite di 13.000 euro contro i 17.363 euro del Centro-Nord e i 13.607 euro del Mezzogiorno.

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