Il piatto è di quelli che pesano: solo in Calabria sono in gioco quasi 5mila concessioni demaniali, 1.500 delle quali per stabilimenti balneari, circa 15mila posti di lavoro e un giro d’affari annuo di mezzo miliardo di euro. Basta dire “Bolkestein” per far sobbalzare i gestori dei lidi, i calabresi esattamente come quelli di tutta Italia, una cui delegazione ieri ha manifestato davanti a Palazzo Chigi in attesa di conoscere le determinazioni del governo, minacciando manifestazioni di protesta nei capoluoghi di provincia.
Da una parte dello scacchiere c’è la direttiva europea del 2006 che prende il nome dal politico olandese commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi e che impone la concorrenza nel settore dei servizi, aprendo la strada alle gare pubbliche per l’assegnazione delle spiagge. Dall’altro lato ci sono i balneari – e con loro titolari di ristoranti, pizzerie, B&B, tutti ricadenti sul terreno demaniale – che temono per la riassegnazione delle loro concessioni attraverso la procedura aperta. In mezzo c’è il Governo Meloni, che finora ha tirato dritto contestando l’applicazione della direttiva e dando la stura alla procedura d’infrazione europea: in Italia – è il ragionamento sulla base di una mappatura ancora incompleta del tavolo tecnico istituito ad hoc – soltanto il 33% delle aree demaniali disponibili è occupato da concessioni.

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