La sentenza della Corte Suprema americana che cancella il diritto delle donne all’aborto è una pericolosa regressione dei principi di libertà di cui gli Usa sono stati nei secoli un esempio. C’è già un integralismo di destra italiano pronto a cavalcare, a fini politici ed elettorali (elezioni nazionali 2023), una nuova campagna per cancellare o stravolgere anche da noi la legge 194 sulla prevenzione dell’aborto e sulla maternità e paternità responsabile e consapevole.

Grazie a quella legge, ai consultori familiari, alla partecipazione delle donne per cancellare l’aborto clandestino, l’Italia è diventata una nazione più avanzata in termini di diritti e di difesa della salute delle donne.

Da giovane amministratore e primo Presidente della ULSSS (Unità Locale dei Servizi Sanitari e Sociali) di Venosa, nel 1979 assieme al Direttivo dell’ente, aprimmo 5 Consultori Familiari nella nostra zona. Melfi, Rionero, Lavello, Venosa, Rapone furono e sono le sedi dei Consultori Familiari.

Per farli funzionare vennero costituite équipe psico-medico-sociali (ginecologo, pediatra, infermiere, psicologo, sociologo e assistente sociale) in ogni sede. L’anima del Consultorio Familiare era costituita dalla Comitato di Partecipazione delle donne (rappresentanti di tutte le associazioni femminili presenti sul territorio) che ha fatto crescere tra le donne e nelle famiglie la cultura della prevenzione. La maternità e la paternità responsabile, l’uso dei contraccettivi, l’assistenza alle famiglie in difficoltà, hanno costituito la base per la sconfitta dell’aborto clandestino, fonte di guadagno di medici e mammane senza scrupoli e di lesioni a volte letali per la vita delle donne.

Gli italiani hanno difeso quella legge con una partecipazione altissima al referendum promosso da un cattolicesimo integralista che la voleva cancellare. Cattolici, non cattolici, credenti e non credenti dissero, a stragrande maggioranza, no alla cancellazione della Legge 194, dimostrando grande senso di maturità e di difesa della libertà e dei diritti.

In Italia credo che si debba riprendere una forte iniziativa politica per rilanciare la partecipazione delle donne e il pieno funzionamento dei Consultori Familiari, strumenti di prevenzione della salute e di benessere psico-fisico-sociale delle donne e delle famiglie.

Sono profondamente deluso dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Riporta indietro quella grande Nazione di due secoli, in termini di attacco alla libertà e ai diritti individuali del cittadino. È la dimostrazione che le conquiste di libertà, di diritti, di progresso non sono mai un fatto acquisito per sempre. Anzi, la libertà, i diritti e la stessa democrazia vanno sempre difesi, coltivati, alimentati dalla partecipazione delle persone in carne ed ossa. Quella brutta sentenza americana ci rende tutti più deboli e, nello stesso tempo, più vigili per ricordare cos’era il passato, per non tornare indietro, per prevenire e guardare avanti. Lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni future. *Giuseppe Brescia ex parlamentare e già sindaco di Melfi