Il 23 maggio 1992, la mafia sferrò il più pericoloso attacco allo Stato dal dopoguerra e anticipò il crollo della Prima Repubblica, ponendo una pesante ipoteca sui futuri assetti istituzionali del nostro sistema democratico. Il barbaro assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro, venne perpetrato con una platealità senza precedenti. Le immagini di Capaci con l’autostrada divelta e brandelli di auto diffusi ovunque fecero il giro del mondo, e da quel momento l’Italia girò pagina. Crollò la Prima Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi assunse la guida del Governo, Mario Segni guidò la svolta verso il maggioritario e tra attentati a Roma, Firenze e tintinnii di sciabole, arrivò, azzoppata fin dai primi passi, la Seconda Repubblica.

E’ nostro dovere custodire la Memoria del sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ricordare l’esempio di Antonino Caponnetto e Giancarlo Caselli, e rendere merito al lavoro dei Magistrati e delle Forze di Polizia per aver difeso la legalità e la democrazia in quegli anni così tormentati e difficili. Contestualmente occorre proseguire quel sano impegno civico condotto da Libera e dalle migliaia di associazioni che si riconoscono nei valori della Carta Costituzionale e si adoperano quotidianamente per formare i giovani, promuovere cultura, educare al rispetto delle regole, sostenere le imprese sane, fermare l’economia illegale, affermare i diritti umani e opporsi ad ogni forma di discriminazione razziale, di sesso o religione.

L’Anpi in Italia e nel Mezzogiorno, dalla Calabria alla Basilicata o alla Campania, partecipa attivamente alle iniziative promosse nella Locride o nel Metaponto, Vulture-Melfese, nella Capitanata o a Casal di Principe, perché reputa essenziale liberare ogni territorio dal condizionamento delle mafie. Non c’è libertà d’impresa, non c’è libertà politica e non possono esserci diritti costituzionali nei territori dove gli appalti sono controllati, le imprese sono obbligate a pagare il pizzo, il sistema economico è sub iudice, il mercato del lavoro è orientato e le istituzioni pubbliche non reggono l’urto di potentati che si annidano ovunque.

Per queste ragioni l’Anpi è vicina alle comunità lucane che in queste ore si ritrovano a vivere nuovamente in un clima di paura. Sostiene antifascisti come Salvatore e Filippo che nonostante gli avvertimenti, le intimidazioni e le bombe carta, non desistono e proseguono nel proprio impegno civico per affermare il valore non negoziabile della legalità anche nel Metaponto. Insieme a loro e a tanti lucani tenaci, l’Anpi come ha deliberato al Congresso e nell’ultimo Comitato del 18 maggio, proseguirà a lottare perché antifascismo e antimafia sono due facce della stessa medaglia. Michele Petraroia, coordinamento Anpi Basilicata