“Visti gli utili che ha fatto l’azienda e visto che il contratto di solidarietà viene pagato con fondi pubblici, forse anche per noi poteva maturare una tredicesima decente”. E invece niente. Tra la platea dei lavoratori in Rcl (ridotte capacità lavorative) che operano in Stellantis, il giorno 15 c’è stata una brutta sorpresa. “Di tredicesima ho preso appena 500 euro”, lamenta un lavoratore che ci ha contattato. Una sorta di “beffa” e “discriminazione” vissuta male dai diretti interessati.

POCHE GIORNATE DI LAVORO “Non è certo colpa nostra se le capacità lavorative sono ridotte – spiega il lavoratore – Per molti di noi i problemi fisici sono scaturiti proprio dai tanti anni vissuti sulla linea”. E ne sono diverse centinaia, solo a Melfi, di operai che appartengono a questa fascia. “Non potendo più operare su una linea che corre troppo, stiamo nell’area di preparazione – chiarisce – E capita già da diversi anni che i giorni di chiamata al lavoro nel mese sono troppo pochi”. Troppo pochi per raggiungere il cosiddetto rateo mensile, quindi il 50 più 1 % utile per maturare ogni mese il diritto cumulativo alla tredicesima. “E così quest’anno mi sono trovato appena 500 euro, vuol dire che solo 5 mesi su 12 ho maturato le giornate di lavoro necessarie”. Non è affatto una scelta, però, quella di rimanere a casa. “Non siamo meno lavoratori degli altri e non ci sottraiamo al lavoro, semplicemente l’azienda ci chiama il meno possibile”.

LA CORSA, IL PROFITTO E LE CLASSI SVANTAGGIATE   Per una multinazionale che ha tagliato solo a Melfi una linea nell’ultimo anno e che sta riducendo il personale in vista del passaggio all’elettrico, i lavoratori con problematiche fisiche, che spesso proprio sulle linee si sono ammalati, rappresentano oggi una specie di peso di cui liberarsi. “Certo – conferma l’operaio – ci sentiamo messi da parte, scarti di lavorazione, visti quasi come fossimo inferiori e capitano mesi che ci fanno scendere in fabbrica quasi per niente”. Tutto ciò ha un riflesso sugli stipendi e ancora di più sulla tredicesima, che arrotonda, di fatto e di diritto, il bilancio familiare di fine anno. “Dovrebbe essere così ma non per noi – sottolinea l’operaio – oltre il danno dei problemi fisici che abbiamo anche la beffa di una tredicesima ridicola. Per chi è monoreddito non ne parliamo”.

ESSERI DI RANGO INFERIORE Qualche tempo fa il tema è stato posto, sul piano sindacale, ma Stellantis non avrebbe accettato di riconoscere il rateo necessario per maturare ogni mese una fetta di tredicesima. È assurdo, conclude rassegnato – come se a loro mancassero i soldi. Hanno utili che distribuiscono agli azionisti, i contratti di solidarietà li paga lo Stato, non ci perderebbe nulla Stellantis a trattarci come gli altri operai, invece di farci sentire esseri umani di rango inferiore”.