Riceviamo e pubblichiamo una nota del Comitato lucano dell’Aned a firma del segretario regionale Donato Andrisani.

Pur comprendendo le ragioni e le necessità che spingono alcuni pazienti e familiari a chiedere la riapertura della dialisi presso l’ospedale di Venosa e i sacrifici, i disagi, le difficoltà ulteriori che stanno sopportando da oltre due anni, da quando personale sanitario e dializzati sono stati “trasferiti” al centro dialisi del CROB, in un momento storico difficile e delicato per la sanità italiana e regionale a causa della drammatica carenza di medici e specialisti tra cui, in particolare, nefrologi,  riteniamo inopportuna, almeno in questo momento, la ripresa dell’attività dialitica a Venosa.

Allo stato attuale, in un unico punto dialitico, Rionero in Vulture, sono aggregati personale sanitario e pazienti, prima afferenti in due distinti centri, con una dotazione organica complessiva di 4 medici e un buon numero di infermieri. I parametri di personale medico, personale infermieristico e pazienti in trattamento sono tra i migliori d’Italia, perfettamente in linea con quelli indicati dalla Società italiana di Nefrologia. Una condizione ottimale che non ha riscontro in nessun centro pubblico periferico. Inoltre, non bisogna dimenticare, la presenza nel CROB di reparti specialistici, ad esempio la rianimazione h24, che contribuiscono a garantire la sicurezza della dialisi.

Che senso ha dividere nuovamente personale e pazienti in due strutture diverse con la consapevolezza che, fra pochissimi mesi, rimarrà un solo medico al centro dialisi di Venosa, perché l’altra unità andrà in pensione e, molto probabilmente, la stessa sorte toccherà al centro dialisi di Rionero, poiché il giovane nefrologo, assunto da poco tempo, proviene dalla Campania e troverà presto opportunità lavorative migliori.

In quali condizioni saranno costretti a lavorare i pochi medici che resteranno e per quanto tempo? Chi andrà in loro soccorso nei momenti di emergenza? Quali ulteriori convenzioni si potranno sottoscrivere per coprire i turni dialisi carenti?

Allo stato attuale non intravediamo nessuna possibilità; purtroppo, questa è la realtà dei fatti.

In sostanza si aggiungerebbero carenze, complessità e criticità ulteriori alle tante già esistenti, si passerebbe da una condizione ottimale a una situazione di profonda precarietà difficilmente sostenibile ed estremamente complicata da affrontare.

Vale la pena rischiare così tanto?

Apprendiamo dai giornali della proposta di convertire il centro dialisi di Venosa in un centro ad assistenza limitata (CAL), modalità in cui il medico garantisce la presenza in dialisi ogni 7/10 giorni, sul modello adottato al centro dialisi di Villa d’Agri.

I CAL sono nati negli anni 70, su impulso di ANED, quando occorreva salvare più vite umane possibili. Infatti i pochi posti dialisi disponibili non garantivano la dialisi a tutti coloro che ne avevano bisogno: tanti malati hanno perso la vita per mancanza di dialisi. Inoltre l’età media dei pazienti era molto bassa rispetto ad oggi, alcuni riuscivano ad inserire gli aghi nel braccio ed “attaccarsi” alla macchina senza l’intervento dell’infermiere.

Oggi i centri ad assistenza limitata hanno assunto un’importanza secondaria, sono diminuiti come numero ma ancora presenti in molte Regioni, a causa di una popolazione dialitica sempre più anziana che ha bisogno di un’assistenza sanitaria complessiva e più qualificata.

Il modello organizzativo adottato per il centro dialisi dell’ospedale di Villa d’Agri, gestito per tanti anni da un solo nefrologo, questo dovrebbe far riflettere tutti, poi, dal 1 marzo scorso, rimasto senza medici, grazie alla disponibilità dei nefrologi di Matera e Potenza, prevede la dialisi in presenza costante del medico per tre turni mattutini, quelli dedicati ai pazienti più complessi, e per i restanti tre turni, destinati ai dializzati in condizioni relativamente discrete, il medico sarà presente solo 2/3 volte al mese.

È una soluzione non certo ottimale per i dializzati ma si è resa necessaria a causa dell’impossibilità oggettiva di reperire altre disponibilità. I pazienti e i loro familiari hanno accolto questa proposta e compreso che l’unica alternativa sarebbe stata quella di chiudere il centro ed essere trasferiti nei centri privati, gli unici che si erano proposti da tempo, come, purtroppo, è accaduto in Veneto e Piemonte.

Non va sottovalutato che l’ospedale di Villa d’Agri è dotato di Pronto Soccorso Attivo, Rianimazione e Cardiologia, reparti essenziali per affrontare eventuali emergenze. Inoltre occorre considerare che i nefrologi di Matera dovranno assicurare la presenza, per tre turni la settimana, anche presso il centro dialisi dell’ospedale di Chiaromonte, rimasto senza medici.

Ora si vorrebbe adoperare lo stesso modello organizzativo a Venosa per favorire la riapertura della dialisi. Ma quale offerta sanitaria può garantire l’ospedale? Quali e quanti nefrologi potranno coprire i turni dialisi carenti? Ricordiamo che quando il centro dialisi dell’ospedale di Venosa era in funzione, i due medici in dotazione, per anni, si sono avvalsi della collaborazione dei nefrologi di Matera, i quali intervenivano per sopperire alla carenza di organico.

È stata anche avanzata l’ipotesi di sottoscrivere una nuova convenzione con i nefrologi di Potenza. Magari ci fossero tutte queste possibilità, si sarebbero già coperti tutti i turni dialisi a Villa d’Agri.

Si rammenti che i centri dialisi del potentino non sono in grado di attivare turni dialisi aggiuntivi, proprio a causa della mancanza di medici. Ciò ha costretto i nuovi pazienti, bisognosi di iniziare il trattamento salvavita, a cercarsi un posto dialisi in centri extraregionali, un fenomeno che non si verificata da lungo tempo. Sicuramente non potrà essere garantita la dialisi a coloro che intendono trascorrere un periodo di svago in Basilicata. Anche loro sono pazienti fragili con un pesante fardello da portare sulle spalle.

Cosa dire di quei pazienti che risiedono a Tricarico o a Irsina, che devono percorrere 50-60 km. per raggiungere il centro dialisi dell’ospedale di Matera. Cosa si dovrebbe fare, aprire altri e nuovi centri dialisi? Purtroppo non è possibile!

Piuttosto le ASL possono e devono organizzare un sistema di trasporto collettivo, in linea con le norme anti Covid-19, per liberare i pazienti e familiari dalla fatica di dover guidare e dalla preoccupazione di come raggiungere i centri dialisi di riferimento. Oppure attivare la dialisi domiciliare, che non si inventa, però, dall’oggi al domani. Occorrono specialisti e infermieri addestrati, ambulatori dedicati, strutture tecniche, organizzazione e, soprattutto, idee e visioni.

Desideriamo rivolgere un accorato appello ai dializzati e familiari residenti a Venosa e nei comuni limitrofi: “Vi invitiamo a riflettere con più attenzione sui problemi fin qui elencati, a desistere dal proposito di riaprire la dialisi a Venosa, che è una richiesta giusta, legittima, condivisile ma che, in una condizione estremamente complicata, rischia di essere una scelta pericolosa non solo per le vostre vite, ma per la stabilità di delicati equilibri faticosamente raggiunti per garantire la prosecuzione delle cure a tutti i dializzati residenti nella provincia di Potenza.  

Occorre superare gli aspetti locali, sicuramente importanti, ed avere una visione più ampia di quello che sarà il presente e l’immediato futuro di un settore della medicina così specialistico come la nefrologia e dialisi.

Piuttosto adoperiamoci insieme per sollecitare l’azienda sanitaria di Potenza e la Regione Basilicata affinché bandiscano, al più presto, un nuovo concorso pubblico per l’assunzione di almeno 10 nefrologi, se ne parla da un paio di mesi ma ancora non se ne vede traccia, con la speranza, che, poi, vogliano restare a lavorare nella nostra Regione”.

Il Segretario Regionale – Donato Andrisani