Di seguito il comunicato stampa del Coordinamento No Triv Basilicata sul progetto “Blue Water” proposto da Eni Rewind per il Cova di Viggiano.

“Nonostante i processi in corso il Tribunale di Potenza (ricordiamo che il 13 febbraio si celebrerà l’udienza che dovrebbe riunire il “Petrolgate 2” col “Petrolgate 3”, per gravi reati commessi al Cova di Viggiano, tra cui quello di disastro ambientale, causato dallo sversamento di oltre 400 tonnellate di greggio), Eni procede indisturbata per la sua strada, annunziando con faccia tosta grandi “innovazioni” e vantando, con linguaggio neocoloniale, ogni possibile modalità collaborativa sul territorio.

La Compagnia estrattiva agisce a tutto campo, rivendicando in Val d’Agri il programma integrato e trasversale Energy Valley, con l’obiettivo di creare un distretto basato sulla diversificazione economica, la sostenibilità ambientale e l’economia circolare, finalizzato alla gestione sostenibile delle risorse, allo sviluppo economico e occupazionale, all’efficientamento energetico. Dopo 30 anni di attività pesantemente inquinanti e profitti speculativi stratosferici, si dichiara che l’obiettivo finale è quello di creare un sistema territoriale virtuoso, coerente con il nuovo modello di business, in grado di sfruttare al meglio le possibilità dell’area, nel pieno rispetto del territorio, recuperando le risorse disponibili e valorizzandole”.

Si tratta di una serie di proposte diversificate, quali: progetti di riqualificazione agricola e di diversificazione, come il CASF (Centro Agricolo di Sperimentazione e Formazione), o il progetto Agrivanda, le attività di GEA –  Geomonitoraggi Emissioni Ambientali, centro di monitoraggio ambientale ad alta tecnologia in cui confluiscono i dati provenienti dai punti di rilevamento della rete di controllo del Centro Olio Val d’Agri (COVA) e delle aree afferenti del Distretto Meridionale di Eni (DIME), nonché di iniziative ritenute e spacciate “ad alta sostenibilità ambientale”, come la realizzazione dell’impianto Viggiano Blue Water per il trattamento e il recupero delle acque derivanti dall’estrazione del greggio. Insieme ad un Technology Hub per l’innovazione sulle energie rinnovabili e l’economia circolare per lo studio e il testing di soluzioni tecnologiche. L’obiettivo dichiarato di Energy Valley, con un investimento complessivo di circa 80 milioni di euro, è rafforzare il ruolo di azienda leader incontrastata, capace di dettare l’agenda politica ed energetica a tutto campo per i prossimi decenni, alla faccia degli obiettivi di decarbonizzazione. Si tratta in realtà di una colossale presa per i fondelli, che la dice lunga sul grado di arroganza neocoloniale cristallizzato nella nostra regione in decenni di spadroneggiamento!

Più che la sperimentazione di iniziative ad alta sostenibilità ambientale che mirano a ridurre l’impatto ambientale, col progetto “Blue Water”  Eni a Viggiano è interessata a dribblare il nodo scorsoio dei processi “Petrolgate”. Dopo la condanna in primo grado per contraffazione e traffico illecito di rifiuti, con sentenza del 10 marzo 2021 che chiude il processo (c.d. “Petrolgate 1”) di primo grado per smaltimento illecito di reflui petroliferi (l’acqua separata dal greggio estratto nell’impianto della Val d’Agri era stata classificata erroneamente come rifiuto non pericoloso, nonostante all’interno vi fossero sostanze tossiche e quindi da indicare con appositi codici non utilizzati. Quei rifiuti erano stati smaltiti negli impianti di Tecnoparco Spa in Val Basento e fuori regione); a seguito dello sversamento accertato ad inizi 2017 di oltre 400 tonnellate di greggio in un’area di oltre 26 ettari, con effetti permanenti sull’assetto idrogeologico di superficie e di falda, a poca distanza dall’invaso artificiale del Pertusillo, oltre che ad ovviare agli alti costi di trasporto e trattamento a Tecnoparco di Pisticci, Eni è impegnata a contrastare l’accusa di disastro ambientale.

La struttura del progetto “Blue Water” consentirebbe di trattare in loco le cosiddette «acque di strato» (che emergono insieme al petrolio e al gas durante le estrazioni). Attualmente una parte viene reiniettata nel pozzo «Costa Molina 2», un’altra smaltita nell’impianto di Tecnoparco a Pisticci. Qualora il progetto «Blue Water» dovesse andare avanti, queste acque, una volta separate dagli idrocarburi, verrebbero “purificate” nel nuovo impianto e poi riutilizzate nel ciclo estrattivo. A Tempa Rossa, Total ha realizzato, nonostante intese in sospeso e dubbi istituzionali, qualcosa di simile, con le acque di strato stoccate in una grossa vasca di decantazione, quindi reimpiegate per il raffreddamento dei macchinari del Centro Olio. Quelle in eccesso, invece, verrebbero sversate nel sottostante torrente Sauro (anni fa si parlava addirittura di acqua distillata!).

A sostenere la realizzazione del progetto «Blue Water» l’attuale assessore regionale all’Ambiente Cosimo Latronico, che appena eletto si è affrettato a porre il progetto al centro di una conferenza di servizio tra Comuni ed enti interessati, con la clamorosa esclusione di associazioni ambientaliste locali, da sempre impegnate a denunziare limiti tecnici e rischi dell’impianto sperimentale, a partire dall’accumulo delle componenti dei residui radioattivi presenti nelle acque di produzione e di strato. In questi giorni la Regione sta spingendo verso l’epilogo, per ottenere il nulla osta, soprattutto dalla Soprintendenza, che ha più volte espresso parere negativo alla realizzazione del sito. I piani precedenti, presentati rispettivamente da Simam e da Syndial (oggi Eni Rewind), non erano infatti mai arrivati alla conclusione dell’iter di autorizzazione. Dopo il primo parere negativo ma non vincolante della Soprintendenza, Eni Rewind ha opportunisticamente apportato modifiche per realizzare opere di mitigazione dell’impatto ambientale. Una sciacquata di faccia, insomma, quando il problema principale è rappresentato dall’effetto cumulo delle componenti radioattive legate al processo estrattivo. Dopo il recente accordo per il rinnovo decennale della concessione Val d’Agri ed il conseguente accordo tra Eni e Regione Basilicata per il gas gratis ai lucani, è evidente che si tratta, con questa sperimentazione, di un’ennesima cambiale da pagare sulla pelle dei lucani. Coordinamento No Triv Basilicata