“Ti prego però scrivilo – ripete più volte Michele – scrivi che la notte scorsa sulla linea della Stellantis era un po’ come stare sui campi di pomodoro a Gaudiano, uno schifo e nessuno fa nulla”. Uno sfogo comprensibile, quello dell’operaio del montaggio, raccolto qualche ora fa. L’operaio ci racconta nel dettaglio le condizioni con cui si è lavorato la notte scorsa, tra venerdì e sabato, allo stabilimento di Melfi.

“La velocità ormai è a tavoletta, oltre il consentito, 450 auto a turno produciamo”, afferma Michele, che si riferisce alla sequenza di auto tra 500, Renegade e Compass sfornate per ogni turno di lavoro ormai sull’unica linea rimasta alla Stellantis. “Ti dirò di più – aggiunge – dovevamo finire una consegna e alcuni di noi non si sono fermati neanche per la pausa di 10 minuti prevista, ne abbiamo prodotte, durante la pausa, altre 15, che sommate alle 450 del turno normale, fa 465. Ci siamo riposati solo dopo”. Una nottata “da panico” tiene a precisare. “Una temperatura altissima, né aria condizionata, né aria forzata, niente, dovevamo schiattare di sudore neanche fossimo sui campi a raccogliere pomodori come accade d’estate a pochi chilometri da qua”. E riferisce altri dettagli: “C’è stato un blocco tecnico di un’ora negli ingranaggi, non hanno sostituito niente, dopo un’ora siamo ripartiti ad una velocità impressionante, che non riesci a tenere il passo neanche se sei allenato come chi opera al montaggio da sempre”.

“Dove sono i nostri rappresentanti?” Ma ecco la più amara delle sue riflessioni. “Un tempo quando l’azienda aumentava l’impostato e quindi la velocità della linea, avevamo i nostri rappresenti sindacali che venivano a sincerarsi della situazione reale e imponevano di rallentare i ritmi quando c’erano dei problemi”. Oggi, invece, lo scenario sarebbe precipitato sempre più. “Adesso non ci viene nessuno a verificare – rincara la dose – Se vuoi lamentarti non sai neanche più a chi rivolgerti, ognuno si gira di lato e fa finta di non vedere”

“Turni a scorrimento? Qui scorre solo il sudore” E rieccoci allo scenario della notte scorsa, “non solo al montaggio ma anche alle altre unità”, assicura Michele. “Ti dovevi asciugare il sudore con un caldo infernale e con una velocità che è passata da 320 a 450 (auto per turno, ndr) in 10 minuti”. E aggiunge: “Non sapevi se asciugarti il sudore dal caldo o dalla velocità imposta dall’azienda alla linea”. E conclude: “Turni a scorrimento? Ma quale scorrimento, qui scorre solo il sudore e siamo ancora a maggio, non oso immaginare tra un mese. Non dico l’aria condizionata, neanche quella forzata che si auto ricicla, ci danno. Come le bestie ci trattano. E nessuno se ne frega. E se a qualcuno viene un infarto o si infortuna per le condizioni di sicurezza insufficienti? Solo alla produzione pensano”.