Tra gli appuntamenti più attesi del festival “Città delle 100 scale”, finalmente lo spettacolo dei Motus “Tutto brucia”, ultima produzione di uno dei gruppi teatrali più importanti sulla scena europea, che il festival ha avuto occasione di ospitare in altre edizioni. Lo spettacolo sarà fruibile venerdì 23 settembre al teatro Francesco Stabile di Potenza, ingresso ore 20,30. L’ideazione e regia sono di Daniela Nicolò e Enrico Casagrande. Nello stesso giorno gli studenti e le studentesse dei licei potentini del progetto Nutrire lo Sguardo, avranno un incontro con Daniela Nicolò, Enrico Casagrande, Motus. L’incontro ha per titolo Motus.

Oh Amate Creature, Tornate, Venite, Venite A Prenderci! “Tutto brucia”, dice Cassandra nella versione de Le Troiane di Jean-Paul Sartre, nella sua premonizione dell’incendio di Troia. Una delle figure femminili più̀scomode della letteratura tragica, Cassandra, ispira il percorso di ricerca di Motus, iniziato prima della pandemia. La mitologia si intreccia con il presente: il destino della profetessa condannata a non essere mai creduta si rispecchia nella predizione della scienza. Così come la pandemia e il disastro climatico segnano la fine di un’epoca. Le Troiane iniziano con una fine: Ilio è già̀ stata distrutta e le donne attendono il loro destino come bottino di guerra. Al centro della tragedia c’è il dolore della perdita, che apre interrogativi fortemente politici. Quali sono i corpi da piangere e quali no? Che forme prende il lutto? Le sepolture d’ufficio avvenute durante la pandemia (ma basti pensare anche alla guerra) acuiscono l’attualità̀ di queste domande. Tutto Brucia è una performance di straordinaria potenza, colma di un furore dirompente.

L’impeto visionario dello spettacolo diventa sostanza in scena attraverso i corpi di tre straordinarie performer: Silvia Calderoni – attrice totem di Motus – Stefania Tansini e R.Y.F (Francesca Morello) per una riscrittura delle Troiane di Euripide – attraverso le parole di J.-P. Sartre, Judith Butler, Ernesto De Martino, Edoardo Viveiros de Castro, NoViolet Bulawayo, Donna Haraway. Il lamento si propaga attraverso quel Mediterraneo nero che – allora come oggi – è scena di conquiste dell’Europa coloniale, di migrazioni e diaspore. Tra le rovine di uno spazio vuoto e stravolto, coperto da cenere e cadaveri di mostri marini, dove tutto è già accaduto, emerge la questione della vulnerabilità radicale. Il corpo rotto di Ecuba, la parola profetica di Cassandra, che vede oltre la fine, il grido spettrale di Polissena, l’invocazione ai morti di Andromaca, le violenze subite da Elena e infine il corpo più fragile e inerme, quello del bambino, Astianatte – danno voce ai soggetti più esposti e vulnerabili. E agli spettri che le/ci assediano. Mai come adesso il lutto appare come una questione politica