Un 39enne di Scanzano Jonico, è stato arrestato all’alba di oggi perché indiziato di incendio doloso e danneggiamento seguito da incendio, tentata estorsione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, aggravati dall’uso del “metodo mafioso”. A seguito di  indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura della Repubblica e condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Matera, dal Commissariato di Policoro e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Potenza, è stata data esecuzione alla ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Potenza che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Davide Suriano, 39enne residente  nella cittadina jonica.

Arresto Scanzano Jonico

Secondo quanto emerso dalle indagini, Davide Suriano, sarebbe l’autore di cinque incendi avvenuti nel maggio del 2022 a Scanzano Jonico, che avevano giustamente, suscitato vasto allarme sociale nei territori interessati considerato che venivano presi di mira, in un lasso temporale piuttosto ridotto, due dei dieci stabilimenti balneari presenti nella località marittima (nel caso di uno stabilimento gli incendi erano due uno iniziale ed uno per distruggere definitivamente lo stabilimento, posto in essere dopo pochi giorni dal primo) oltre che le proprietà di un ufficiale di Polizia giudiziaria impegnato nelle indagini antimafia in quel contesto territoriale, ed un opificio della stessa famiglia Suriano.

Nella serata del 15 maggio in Località Bufaloria, un rogo aveva interessato lo stabilimento Baia delle Scimmie in località Bufaloria. Nella serata del 17 maggio era toccato al lido “La Kicca; nella nottata del 19 un altro rogo, sempre nello stabilimento La Kikka, aveva completamente distrutto la struttura. Dopo qualche giorno, e cioè il 23 maggio, un incendio aveva danneggiato un deposito di attrezzature agricole, di proprietà di un poliziotto in servizio al Commissariato di Policoro; nella nottata del 25 maggio, un incendio di vaste proporzioni distruggeva gran parte dell’opificio “Suriano Frutta — Commercio Ortofrutticolo”, con sede sempre a Scanzano e di proprietà dello stesso Suriano.

Scanzano Jonico, un altro stabilimento balneare in fiamme

Le indagini -spiega il procuratore antimafia Francesco Curcio-hanno consentito di accertare, a livello di gravità indiziaria, che Suriano sarebbe stato l’organizzatore ed in alcuni casi anche l’esecutore materiale degli incendi, in concorso con complici al momento rimasti ignoti.

Le attività di indagine, avviate subito dopo i fatti, sono state eseguite attraverso l’analisi di immagini di telecamere poste nelle vicinanze dei luoghi interessati dagli eventi, in acquisizioni documentali, in dichiarazioni di persone informate sui fatti, nell’analisi dei tracciati GPS di autovetture di persone a vario titolo coinvolte nella vicenda, nell’analisi delle risultanze dei tabulati di traffico telefonico, in intercettazioni che si sono rivelate di fondamentale importanza.

Il quadro indiziario raccolto ha portato a ritenere, a livello di gravità indiziaria, che il 39enne arrestato abbia realizzato gli incendi dei due stabilimenti balneari per ritorsione nei confronti dei loro custodi da cui pretendeva somme di denaro, con modalità tipicamente mafiosa, consistita nell’incendio degli stabilimenti balneari.

Nei confronti del poliziotto in servizio al Commissariato di di Policoro che ha subito il danneggiamento del proprio deposito agricolo, Suriano avrebbe mostrato un particolare astio, legato sia alla sua attività d’indagine, sia al fatto che lo stesso (insieme ad altro personale del Commissariato di Policoro) lo aveva arrestato in flagranza in passato per altri reati.

L’incendio dell’opificio di famiglia — sempre sulla base degli indizi raccolti – sarebbe stato invece realizzato da Suriano sia per depistare le indagini che già all’epoca erano indirizzate nei suoi confronti in modo da presentarsi come l’ultima vittima della scia di incendi che si erano verificati a Scanzano Jonico in quei giorni, sia per persuadere i familiari e versargli somme di denaro.

Le modalità eclatanti dei reati contestati al 39enne sulla base delle investigazioni svolte, dunque, non risultavano casuali, ma finalizzate ad intimidire in modo rilevante le vittime,  con l’utilizzo di un metodo, che la Direzione distrettuale antimafia ha ritenuto mafioso.