Siamo in piena pandemia, a cavallo tra il 2019 e il 2020. Finalmente, il 19 febbraio 2020 la Regione Basilicata aggiudica la gara per l’affidamento del “servizio di somministrazione di lavoro temporaneo per le Aziende del Servizio sanitario regionale per i Dipartimenti della Regione”.  Si tratta di un accordo quadro con alcune agenzie interinali. L’iniziativa appare, a quella data, come una risposta temporanea e di emergenza alla grave carenza di medici e infermieri in un momento di particolare crisi per causa del Covid. L’importo complessivo aggiudicato, diviso per lotti, è di circa 45 milioni. Il servizio, per quanto riguarda la parte sanitaria, è destinato al Crob, all’Asp, all’Asm, all’Aor San Carlo.

Tutti ricordiamo la fame di medici e infermieri quando c’era bisogno di fare tamponi a tappeto e ricoveri, quando gli operatori sanitari supplicavano aiuti perché erano distrutti dai turni massacranti e dal peso delle responsabilità. Ebbene da quel 19 febbraio 2020, l’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza e l’Azienda Sanitaria Locale di Matera, non avrebbero mai utilizzato quell’accordo. Al San Carlo erano disponibili oltre 24 milioni di euro per un monte ore quadriennale di oltre 1milione tra infermieri, tecnici di laboratorio, operatori socio-sanitari. All’Asm erano disponibili circa 9 milioni di euro, per un monte ore complessivo nel quadriennio di oltre 400mila ore tra infermieri, Oss e altre figure. Quel fabbisogno è stato stabilito dalla Regione Basilicata, non da pinco pallo. Come si è fatto fronte a quel fabbisogno di operatori sanitari? La stima era per caso sbagliata? Se era corretta perché non si è fatto ricorso a quelle disponibilità per attutire l’impatto devastante della pandemia negli ospedali e sul territorio? Lo chiediamo a Rocco Leone, ex assessore alla Sanità, a Vito Bardi, presidente della Regione, a Ernesto Esposito, ex direttore generale del Dipartimento Sanità, ai direttori delle Aziende sanitarie.

La domanda tuttavia è attualissima – per cui dovrebbe rispondere anche l’attuale assessore regionale Fanelli – perché da allora e ancora oggi, la carenza di medici e infermieri è tra le maggiori criticità del sistema sanitario regionale. Sarebbe utile fare in fretta i concorsi, ma nell’attesa che si fa? Si lasciano i reparti senza personale? Nonostante uno strumento che, seppure bisognerebbe evitare nei settori delicati come la salute dei cittadini, aveva ed ha lo scopo di tamponare l’emergenza.

Un’Agenzia interinale da noi contattata afferma che in tutto questo tempo molti operatori sanitari lucani sono stati inviati in strutture fuori regione: “non era il caso di farli lavorare in Basilicata?” E ancora: “Utilizzando lo strumento dell’accordo che la stessa Regione ha adottato (come tante altre Regioni in Italia) quante sofferenze e magari morti si sarebbero potuti evitare nel corso della fase più acuta della pandemia?”

Forse le domande dell’operatore dell’Agenzia non sono campate in aria. Tuttavia, sappiamo che le organizzazioni sindacali hanno sempre, a buona ragione, protestato contro l’utilizzo del lavoro somministrato. Loro vogliono i concorsi, punto. Ma vale anche per l’intermediazione di manodopera all’ospedale di Potenza e di Melfi?

In “appalto” il reparto di Neonatologia del San Carlo

Eppure è proprio l’Aor San Carlo di Potenza a utilizzare il lavoro somministrato affidando un intero reparto (Neonatologia) a una cooperativa che fornisce personale medico. Lo fa con un “capitolato prestazionale”: Servizio per l’esecuzione di prestazioni professionali di assistenza medica neonatologica di guardia attiva notturna (feriale e festiva) presso l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza (AOR) – Ospedale San Carlo di Potenza – per il periodo di 1 anno.

Nel dettaglio si tratta della guardia attiva con personale medico specialista in Neonatologia per turni notturni h 12 dalle ore 20,00 alle ore 8,00 dei giorni feriali e festivi.  “Il personale medico dovrà prestare servizio sia per l’attività di reparto, Tin, nido e sala parto, sia per il pronto soccorso pediatrico. Nel corso del medesimo turno potrà essere richiesta l’effettuazione del Servizio STEN.” Cioè è chiaro? Una ditta, come la chiamano loro, ti manda il personale medico, tu paghi la ditta e la ditta paga i medici. La faccenda assomiglia molto a un servizio di intermediazione di manodopera, parente stretto del lavoro somministrato. Non è un caso che questo escamotage riguardi la Neonatologia, ormai rimasta senza personale per cause di cui dovrebbero rispondere direttori, primari, dirigenti e assessori. Con la stessa cooperativa è stata firmata anche una convenzione di “Servizio per l’esecuzione di Prestazioni Professionali di Assistenza Medica Pediatrica di Guardia Attiva Notturna” nell’ospedale di Melfi.

Quali e quante garanzie di qualità e di professionalità fornisce una ditta attiva da marzo 2021? Sicuramente tutte le garanzie. “Il personale medico – è scritto nel capitolato – dovrà essere in possesso dell’idoneità alla mansione lavorativa specifica certificata in Italia ed avere, se non cittadino italiano, un’ottima conoscenza della lingua italiana. Il personale impiegato dovrà essere in possesso della laurea in Medicina e Chirurgia, della abilitazione alla professione medica, della iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e del Diploma di Specializzazione in Neonatologia; in alternativa, possono essere impiegati medici in possesso del Diploma di Specializzazione in Pediatria che abbiano svolto per almeno un anno documentata esperienza presso un reparto/struttura di TIN. Il personale dovrà essere adeguato per preparazione professionale ed esperienza”. Qualcuno controlla sull’attività dei medici appaltati? E in che modo? Ma come viene gestito un caso di terapia intensiva con i medici a cottimo?

Nel capitolato leggiamo anche questo: “La Ditta Aggiudicataria si impegna ad effettuare, in concorso con l’AOR, verifiche periodiche sulla qualità dei servizi erogati e sulla loro conformità ai requisiti del presente capitolato prestazionale”. Chiaro? L’oste deciderà se il vino è buono previo assaggio del cliente.

Per l’ennesima volta le solite domande a Bardi

Intanto, ne approfittiamo per rifare le domande a cui nessuno si è degnato di rispondere da oltre 3 anni. Perché il reparto di Neonatologia è finito in queste condizioni? Caro Bardi, quando ufficializzerete le conclusioni di quell’indagine interna sulla chiusura estiva del reparto di Neonatologia, annunciata nell’agosto 2019? Chi ha firmato all’epoca i turni, Pesce o Di Lascio? Chi ha causato quel disastro? Quali provvedimenti disciplinari sono stati adottati? Le assenze dei medici, il fuggi fuggi, da che cosa sono stati provocati, dal clima interno al reparto o da altre cause? Perché si è permesso che accadesse tutto questo? Clicca qui

Questa la dichiarazione di Bardi e Leone nell’agosto 2019, quando il reparto chiuse per mancanza di medici:

“A seguito di improvvise e improvvide malattie che hanno costretto a letto sei dei sette medici attualmente in carico al reparto e uno a casa per infortunio, il reparto si è trovato totalmente privo di personale medico. Per evitare problemi ai piccoli pazienti la Direzione sanitaria unitamente al Consiglio medico ha deciso la sospensione temporanea di ogni attività trasferendo i piccoli in strutture adeguate. Questo al fine di tutelare la salute dei piccoli degenti. Nel frattempo sono state avviate misure a supporto delle famiglie per alleviare i disagi. È del tutto evidente che questa serie concatenata di eventi, imprevisti ed imprevedibili, che non ricadono nella diretta responsabilità di chi dirige l’ospedale San Carlo ha prodotto questo breve momento di crisi. C’è da dire che nel corso di questo anno la Direzione ospedaliera dell’Aor San Carlo ha fatto quanto in suo potere per eliminare la carenza di medici neonatologi che sono una branca altamente specialistica nell’ambito del reparto. Il 15 settembre prossimo venturo (del 2019, ndr) il reparto sarà nella sua piena funzionalità (Sic!, ndr). Allo stato sono state poste in essere tutte le misure per fare superare ai piccoli pazienti e alle loro famiglie questo disagio. Il Dipartimento regionale alla Sanità ha avviato immediatamente su indicazione del presidente Bardi una commissione di inchiesta interna per verificare tutti gli aspetti di questa vicenda.”  Branca altamente specialistica, tanto specialistica che va in appalto a medici forniti da una ditta di Sassuolo.