“L’uso improprio del sistema giudiziario per attaccare la libertà di espressione. Il punto sulla depenalizzazione della diffamazione” (vedi su www.ossigeno.info ) è il titolo del nuovo rapporto pubblicato oggi dall’UNESCO sulle preoccupanti tendenze che si manifestano nel mondo in materia di diffamazione a mezzo stampa e di lotta alle querele temerarie (in inglese SLAPP) utilizzate per mettere a tacere le voci critiche.

Accogliendo un invito dell’UNESCO, Ossigeno ha tradotto in Italiano questo interessante rapporto per renderlo più agevolmente accessibile e si è impegnato a diffonderlo fra coloro che seguono questa materia.

È un documento autorevole. Fra l’altro, fa sapere che i problemi italiani documentati da tempo da Ossigeno, quelli che hanno conferito all’Italia il titolo di paese europeo con più giornalisti minacciati, in realtà si manifestano in molti altri paesi, anche se non sono documentati pubblicamente come da noi. Anche altri aspetti fanno pensare all’Italia. Ad esempio il nuovo appello alla depenalizzazione della diffamazione, considerata da Unesco il primo passo da fare e invece per le forze politiche italiane è il male assoluto da evitare, un tabù. Un fatto su cui riflettere.

Ossigeno raccomanda la lettura di questo documento dell’Unesco. È bene sapere come il resto del mondo vive e fronteggia problemi che sono anche nostri, che riguardano essenzialmente la necessità di tutelare il dibattito pubblico, la libertà di espressione e di stampa e l’attività giornalistica insieme al diritto di difendere la reputazione delle persone e di altri soggetti. È bene conoscere gli standard e gli obiettivi indicati dalle agenzie internazionali e tenerne conto quando si fanno nuove leggi.

Ossigeno accompagna la pubblicazione della ricerca con i commenti di alcuni dirigenti del suo osservatorio ed esorta ad aprire il dibattito su questi temi. Inserendo questi temi in un orizzonte più largo potremmo portare le proposte in campo su un terreno più concludente e risolvere il grande problema italiano della lotta alle querele e alle liti temerarie e dell’adeguamento del sistema normativo e sanzionatorio italiano ai principi indicati dalle grandi istituzioni internazionali, eliminando i pesanti condizionamenti che pregiudicano la piena libertà di informazione.

In estrema sintesi, i nuovi dati dell’UNESCO mostrano che

  • nell’80% dei paesi la diffamazione è considerata un reato e che la tendenza alla depenalizzazione sta rallentando.
  • negli ultimi anni diversi stati hanno inasprito o reintrodotto le norme in materia di diffamazione scritta e orale e di ingiuria, hanno introdotto nuove leggi che intendono affrontare la sicurezza informatica, le “notizie false” e l’incitamento all’odio.
  • almeno 57 leggi e regolamenti adottati o modificati dal 2016 in poi in 44 paesi contengono un linguaggio eccessivamente vago o punizioni sproporzionate, mettendo così in pericolo la libertà di espressione online e la libertà dei media. I dati mostrano anche la ripartizione nelle diverse aree geografiche.
  • il tema è collegato alla lotta alla corruzione e non a caso l’UNESCO ha scelto di pubblicare il suo dossier il 9 dicembre, Giornata internazionale contro la corruzione, a causa del legame diretto che spesso esiste tra la scoperta della corruzione e il rischio di diffamazione, come si è visto sulla scia dei Panama Papers e altre volte.

Alberto Spampinato è il direttore dell’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione e il presidente dell’omonima associazione senza fini di lucro