C’è una Basilicata che può sorprendere positivamente? Sì, ogni tanto accade, come ieri sera, per esempio, quando a Castelgrande, il sindaco Domenico A. Muro, prima di chiudere il suo mandato, ha voluto consegnare la “Cittadinanza onoraria” a Sergei Schmalz, astronomo russo che si occupa dello studio dei detriti spaziali nell’Osservatorio del borgo che domina la valle del Marmo-Platano. La decisione, maturata all’interno del Consiglio comunale, ha avuto un alto valore umano e, superando ogni pregiudizio, ha evidenziato che la scienza e la cultura sono gli unici strumenti su cui puntare per unire l’umanità.

La cerimonia è stata semplice, ma empatica, Sergei, che ha vissuto a Potsdam, a Berlino, eppure, emozionato ha ringraziato, affermando di voler vivere con la moglie Anastasia a Castelgrande, dove si trova bene in un paesaggio incantevole e si sente a casa. Cominciamo anche noi ad amare la nostra Basilicata, fatta di stelle e di pace e non facciamocela rubare da chi, ingannandoci, vuole deturparla, come si sta paventando in questi giorni.

Dell’Osservatorio di Castelgrande ne scrivo nel libro “A Mezzogiorno che ora è?”: “Il mio pensiero andò alla sorte dell’osservatorio di Castelgrande, di Muro Lucano, cosa era successo lì? In un tempo che, ormai, mi sembrava lontanissimo, la zia descriveva quella parte della Basilicata come una terra di praterie, dove correvano cavalli liberi, nidificavano le cicogne nere e scorreva acqua limpida e luminosa. Naturalmente, pensavo che inventasse perché narrava di due fiumi dai nomi fantastici Marmo e Platano, una pietra e un albero che evocavano le caratteristiche dell’acqua che vi scorreva. Nel suo racconto, quei posti erano meravigliosi, con una natura incontaminata, senza inquinamento atmosferico e luminoso, presupposto eccezionale per entrare in contatto con lo spazio cosmico. Per queste caratteristiche, sulla cima del monte Toppo, avevano costruito l’Osservatorio Astronomico, dove ci lavorava persino un astrofisico russo. Già, i russi, erano stati i pionieri dello spazio, la storia di Laika, la cagnolina imbarcata all’interno dello Sputnik 2 e sacrificata nella guerra fredda degli anni 50/60, aveva commosso anche noi degli anni ‘80, e in tanti, nel tempo, in suo onore, avevamo dato lo stesso nome ai nostri amici fedeli.

Sentire che a Castelgrande c’era uno scienziato russo, dava lustro alla nostra terra. Avevo dieci anni, quando mi raccontò di quei posti e a quell’età sei già diffidente nei confronti di quello che gli adulti ti raccontano, pertanto, pur godendo di quella narrazione pensavo a un luogo ideale, tanto più che la zia aggiungeva di un castello a Muro Lucano e della regina Giovanna, lì uccisa. Lei si arrabbiava per le mie reazioni ironiche e per questo, un giorno, decise di farmi prendere atto che quel mondo da custodire esisteva davvero.

Fu uno dei miei viaggi più belli all’interno della Lucania e lo stupore, nel verificare che era tutto vero, se non più bello di quello che avevo immaginato, fu tale che da quel momento in poi, promisi a me stesso che avrei sempre creduto a quello che la zia mi avrebbe raccontato sulla Lucania. Quel giorno, in quei territori, il fantastico si era palesato reale, generando una gioia scolpita e indelebile”. *Porzia Fidanza, docente e Associazione Antigone 

Osservatorio di Castelgrande

Osservatorio di Castelgrande