Menzogna e Stronzata. “Nel primo caso, siamo di fronte a un bugiardo che, pur conoscendo la verità, consapevolmente afferma il falso. Chi invece è disinteressato alla verità e nemmeno prende in considerazione la menzogna, dice stronzate. E chi recepisce le stronzate come verità inconfutabili non è interessato a come stanno veramente le cose, ma solo a dar credito a chi le racconta. È la condizione ideale di chi non ha voglia di informarsi seriamente e, nel contempo, voglioso di parlare di cose di cui sa poco o nulla.” (Harry G. Frankfurt,1986)

Le stronzate hanno conquistato il dibattito pubblico. Hanno il dominio dei discorsi, hanno invaso le nostre case, i nostri uffici, le nostre scuole. Tuttavia, nessuno ne sente l’odore, ne vede i danni, ne scruta le cause. Stronzo non è sinonimo di bugiardo e stronzata non è sinonimo di bugia. “Il bugiardo vuole nascondere la verità, mentre l’artista della stronzata vuole distruggere il concetto stesso di verità, non vuole ingannare ma solo confondere e controllare.”

L’uso diffuso e organizzato della stronzata sottrae credibilità e legittimità alla verità e indebolisce il desiderio di ricerca della verità dei fatti. L’ambiguità interpretativa della stronzata apre spazi enormi al pregiudizio. La bugia, la menzogna, chiamatele come volete, hanno una loro dignità “morale”: sono confutabili, svelabili, censurabili.

Le stronzate hanno al contrario un potere ipnotico, sono inconfutabili, seducenti, incredibilmente credibili o verosimili. Le stronzate sono affascinanti. Ecco perché il Potere ne fa uso abbondante. Il Potere ha bisogno di ambiguità, di enigmi, di incenso e di fumogeni. Ha bisogno che tu finga di capire. E tu fingi di capire, o davvero non capisci, è indifferente. E così non ti interessa sapere come stanno i fatti: lasci correre, una stronzata fa comodo a tutti.

Fateci caso, la Basilicata da decenni galleggia sulle stronzate: basta fare la comparazione tra i racconti ufficiali di politici, imprenditori, sindacalisti, giornalisti e i risultati raggiunti a partire da quelle narrazioni. Basta fare la comparazione tra il detto e il fatto, tra le condizioni socio-economiche e demografiche di ieri e quelle di oggi. Non ci raccontano bugie, quelle prima o poi, se ti impegni, puoi verificarle, ma stronzate. Potremmo fare molti esempi, ma ne basta uno più recente.

Firmato oggi l’accordo di compensazione tra Eni, Shell e Regione Basilicata, i petrolieri affermano: “nuova opportunità per intensificare i rapporti con le comunità locali e sostenere progetti di lungo raggio nell’area della transizione energetica e dell’economia circolare, per la crescita della Basilicata”. L’accordo pone al centro lo sviluppo sostenibile del territorio e le rinnovate esigenze dei cittadini e delle famiglie lucane e testimonia la volontà di proseguire un percorso comune di crescita e collaborazione.” La domanda sarebbe: quanto costa? A che prezzo?  Come no?

Provate a confutare questa affermazione, impossibile. Se lo fate o siete dei bucolici arretrati che navigano nel pregiudizio, o siete ignoranti bastian contrari che emettono sentenze prima di verificare i fatti. Quell’affermazione oggi è inconfutabile, non è una bugia e nemmeno una verità, è un’affermazione a metà strada tra la comunicazione assertiva e prescrittiva. È seducente, affascinante, verosimile, addirittura credibile. E non puoi confutarla perché è il frutto di una narrazione per cui è impossibile sapere come stanno veramente le cose. L’antidoto? Il pensiero critico. La coltivazione del dubbio e la fatica di giungere a una delle verità possibili. Vi ricordate quando le caprette facevano ciao?  Oggi invece il petrolio ci fa ricchi.

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