La posizione della maggioranza regionale, sul decreto salva-Potenza, appare imbarazzante, sintomo di una classe dirigente leggera e approssimativa, che si scalda con i proclami e si scioglie nelle azioni. Il cambiamento mostra tutta la propria evanescenza, facendo passare il messaggio che la straordinarietà di un provvedimento, diventa ordinarietà, perché in passato si è fatto così ed oggi è necessario fare così per puro spirito cameratesco. Il passaggio è semplice: basta mettere le mani nelle tasche dei cittadini e risolvere le paturnie di amministratori prestigiatori, con buona pace per gli equilibri di bilancio e rispetto dei territori. E’ quanto affermano in una nota i segretari di Circolo del Pd Alta Val d’Agri, Luca Caiazza (Viggiano), Antonella Marinelli (Marsicovetere), Luigi Coiro (Marsico Nuovo), Serena Calzoni (Paterno).

La questione del salva Potenza-aggiungono i segretari di circolo del Pd- diventa ancora più spinosa, se rapportata alla risoluzione, meglio alla mancata risoluzione, del bonus gas val d’Agri. Come fa la maggioranza regionale e gli stessi rappresentanti regionali del territorio valligiano, dopo che in campagna elettorale hanno fatto atto di fede sul “prima la Val d’Agri”, a non prendere una posizione netta sul decreto salva Potenza e addirittura lanciandosi in esercizi di digestione, promozione e battaglia per un provvedimento, a favore della città capoluogo della Basilicata, che rappresenta l’ossimoro della trasparenza e la nemesi della programmazione? Allo stesso tempo, tacere, senza alzare le barricate sul bonus gas val d’Agri (le interviste social e a mezzo stampa sono fumo negli occhi), risulta irrispettoso per un territorio che paga per coprire il debito della città di Potenza.

Il tema politico è proprio questo: per la maggioranza regionale, vale di più il debito, frutto di allegra gestione, che il diritto di un territorio, troppo spesso violentato. Trecento euro in meno nelle tasche delle famiglie della val d’Agri, che si sommano ad altri 300 euro sottratti a tutti i cittadini lucani, rappresentano il frutto della campagna promozionale del cambiamento, che sguaina la spada per il salva Potenza e ammaina la bandiera per il bonus gas val d’Agri. Una resa incondizionata dei rappresentanti del territorio valdagrino in seno al parlamentino lucano, con il chiaro messaggio che il salva Potenza ha un peso specifico maggiore del bonus gas val d’Agri e coprire una voragine con una toppa è sempre meglio di un territorio da abbandonare.

La negazione di un diritto (bonus gas), -proseguono Caiazza, Marinelli, Coiro e Calzoni- rispetto all’affermazione di una necessità di tenuta politica (salva Potenza), porta in eredità anche due interrogativi sui quali iniziare a ragionare. L’altalena di cifre riservate al salva Potenza (prima venti milioni e poi quaranta), sono il frutto della somma, al decreto pro-capoluogo, del bonus gas val d’Agri? E soprattutto, il salva Potenza è la causa politica del mancato bonus gas? Quando gli interventi sono frutto di una politica di bassa lega, allora emerge la differenza tra amministratori e avventori di bar”.