“Mi hanno rilasciato proprio oggi pomeriggio alle 18”, ci racconta Rahman, cittadino 43enne del Bangladesh. Si trova a Palazzo San Gervasio (Potenza) al famigerato Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri), struttura già da qualche tempo agli onori delle cronache per diverse violazioni dei diritti che avverrebbero ai danni di chi si trova lì dentro.

“Avevo un permesso di soggiorno lungo – spiega – vivo in Italia dal 2000 e lavoro nell’area del Napoletano nel settore tessile, poi per una questione familiare e un reato che mi è stato contestato, mi sono stati inflitti 2 anni”. Gli ultimi giorni Rahman li ha trascorsi a Palazzo S. Gervasio. “Dovrò fare ricorso per annullare il foglio di via, che significa fuori dall’Italia entro una settimana”. Il ricorso, in sintesi, è la via per evitare l’espatrio.

Ma la vera storia è un’altra. “Sono stato a Palazzo S. Gervasio dall’1 al 4 luglio (oggi, ndr) e le cose che ho visto lì dentro mi fanno riflettere”. “All’uscita del Centro nessuno si preoccupa di cosa debba fare la persona interessata dalla misura, li abbandonano per strada spesso con decine di chilometri da percorrere a piedi”, come conferma Antonio, che ha un bar a poca distanza dal Cpr. “Spesso vedo questi ragazzi, centinaia in pochi anni, che vengono abbandonati a loro stessi, che non sanno dove andare, che vengono al mio bar per uscire da uno stato di confusione e di abbandono in cui li precipita lo Stato”. Non può che confermare Rahman, che però, in videochiamata ci rivela un dettaglio che ci lascia sconcertati. “Sono arrivato venerdì sera al Cpr – rivela l’uomo – Avevo con me i farmaci che devo prendere per la glicemia, che per me sono essenziali. Me li hanno sequestrati. Li devo prendere tre volte al giorno. La prima volta la medicina me l’hanno data, poi non me l’hanno data più.”

Ma è la motivazione che sarebbe stata addotta alla negazione del farmaco a far riflettere e se è possibile, a farci anche un po’ vergognare. “Mancava il medico che viene al Centro”. Ecco, sarebbe questa la ragione per cui a Rahman non sarebbe stato concesso il medicinale per lui essenziale.

Sono numerose le violazioni già registrate e resocontate proprio al Centro di Palazzo, ma questa, lascia senza parole. Come dovrebbe lasciare senza parole che dei ragazzi vengano lasciati in mezzo alla strada, abbandonati al loro destino senza un biglietto, un’indicazione sul domani. “E’ così da diversi anni – sottolinea Antonio, che ha incrociato Rahman nel suo bar della cittadina dell’Alto Bradano – Mi fa piacere dare una mano a questi ragazzi completamente spaesati, ma trovo assurdo che un singolo cittadino debba sopperire a delle mancanze di uno Stato che fa carta straccia dei diritti fondamentali”.

In chiusura, Rahman, che a differenza di tanti altri disperati, parla almeno l’italiano e sa farsi comprendere bene, domani da Palazzo raggiungerà San Nicola di Melfi, per poi prendere il pullman per Napoli. “I soldi del biglietto li ho – conclude amaro – non è questo il problema”. E’ tutto il resto il problema. L’abbandono, i diritti negati, la medicina per la glicemia “non concessa al Cpr perché il medico non c’è”.