“Le proposte all’Assemblea nazionale Confcommercio del Presidente Carlo Sangalli per misure a favore dei negozi di prossimità, dei ristoranti, di tutti quei punti di vendita e d’incontro che costituiscono “il modello italiano di pluralismo distributivo” non solo per rilanciare l’economia, la crescita, ma anche per avere “città più inclusive, produttive ed attrattive”, che, “sono la base per la riduzione dei divari”, rappresentano la bussola per svolgere il nostro ruolo sui territori in maaniera sempre più efficace ed incisiva”. Lo afferma il presidente di Confcommercio Potenza Fausto De Mare che ha guidato la delegazione territoriale all’Assemblea di Roma di cui hanno fatto parte i segretari delle maggiori categorie Confcommercio e il sindaco di Marsicovetere Marco Zipparri.

“Il superamento delle disuguaglianze è la chiave di lettura della relazione del Presidenti e – aggiunge – del 2022; il Mezzogiorno ha assorbito il 60% del vistoso calo della popolazione, 824mila unità rispetto al 2019 (Molise, Calabria e Basilicata le Regioni con i maggiori cali percentuali). La desertificazione del Mezzogiorno si accompagna a una distanza enorme nella produzione: tra il 1996 e il 2019 il Pil reale del Mezzogiorno è cresciuto in termini cumulati solo del 3,4%, valore inferiore di quasi cinque volte rispetto alla media nazionale (15,3%) e di quasi otto volte rispetto alla ripartizione più performante, cioè il Nord-Est (23,8%). In valore assoluto, nel 2022 il Pil pro capite al Sud è quasi la metà di quello del Nord: 20.900 euro contro i 38.600 euro del Nord-Ovest e i 37.400 euro del Nord-Est. Nel 2022 i consumi pro capite al Sud sono pari a 15.100 euro contro gli oltre 21mila euro del Nord e i 19.800 euro del Centro.

Solo l’occupazione dà qualche segnale di ripresa incoraggiante, perché anche nel Mezzogiorno è ripartito il turismo. Ma il turismo ha bisogno di misure di sostegno perché, come tutte le altre imprese del terziario, sta emergendo particolarmente debilitato dalla pandemia. Ecco le proposte principali: potenziare il terziario per superare le disuguaglianze sociali, territoriali e generazionali. Un patto per il lavoro per far crescere i salari, senza “scorciatoie pericolose”. “Non ci sono scorciatoie” per risolvere il problema dei bassi livelli dei salari italiani, dovuti alla “crisi di lungo corso della produttività e alla debolezza della crescita”. Serve piuttosto “un patto per costruire robuste politiche attive fondate sulla cura delle competenze, sulla formazione, come condizione strutturale di occupazione, di buona occupazione, che è poi il fondamento di una maggiore sicurezza sociale”. Perché come ha messo in guardia il presidente di Confcommercio: “Se non riparte il terziario, non riparte l’Italia”.