Alla fine di uno scontro politico durissimo, il compromesso trovato sul Decreto Concorrenza, tra Governo Draghi e Parlamento, ha portato alla definitiva approvazione, lo scorso 26 luglio, di un testo che apre le porte a un ridisegno complessivo delle regole che riguardano le concessioni balneari ed il diritto a fruire di questi particolari spazi pubblici.
Dopo anni di polemiche sulle concessioni balneari si è arrivati vicini all’avvio di una possibile riforma complessiva del sistema. Solo vicini però, perchè con lo scioglimento delle Camere la scrittura e approvazione del testo sono delegate al prossimo Governo e la riforma è di nuovo a rischio.
Con questa doverosa premessa, che tiene conto dei recentissimi aggiornamenti relativi alla legge sulla Concorrenza approvata alla Camera, Legambiente presenta il Rapporto Spiagge 2022, il resoconto annuale attraverso il quale viene fornita una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, vista anche l’assenza di studi e monitoraggi da parte delle istituzioni preposte, con l’obiettivo di evidenziare come intorno a questi ecosistemi si stia giocando una partita delicatissima per via di impatti economici e sociali sempre più rilevanti che interessano larga parte delle aree costiere italiane. Ma se in questi anni tutta l’attenzione mediatica e politica si è concentrata sul destino delle imprese balneari, molta meno importanza è stata data al futuro di queste particolari aree che, lo ricordiamo, sono pubbliche e inalienabili.

La legge sulla Concorrenza quindi dovrebbe aprire, il condizionale questo punto è d’obbligo, una fase nuova per le spiagge italiane, garantendo le gare per l’assegnazione delle concessioni e soprattutto ristabilendo regole di corretta tutela e gestione. È un peccato che non si sia riusciti a definire le nuove regole in questa legislatura, in modo da togliere il tema dalla campagna elettorale.

Occorre, infatti, dare seguito alle innumerevoli sentenze statali ed europee, altrimenti si arriverà presto a multe per il nostro Paese per violazione
delle direttive europee e, a questo punto, anche di una legge nazionale che stabilisce di affidarle tramite gare a partire dal primo gennaio 2024. Il testo prevede che ci potranno essere deroghe sulla base di ragioni limitate e motivate, ma comunque non oltre il 31 dicembre 2024.
Bisognerà vedere quale posizione avrà sul tema il Governo che uscirà dalle elezioni del 25 settembre, ma di sicuro la delega prevede alcuni principi e criteri che in ogni caso dovranno essere considerati nell’intervento normativo sul tema che bisognerà effettuare nella prossima legislatura.
In particolare si dovrà garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge in equilibrio con i lidi in concessione, premiare la qualità dell’offerta nelle spiagge in concessione, realizzare una mappatura delle concessioni in essere per individuare situazioni di illegalità e prevedere azioni di ripristino, definire linee guida su erosione costiera, inquinamento e adattamento ai cambiamenti climatici.

“Anche la Basilicata ormai – sostiene Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata – è a un bivio obbligato su tutti questi temi. E’ apprezzabile l’impegno dell’Assessore regionale alle Infrastrutture a fissare alla fine del 2023 l’orizzonte definitivo per il riordino del settore. Tuttavia anche da noi il dibattito è quasi tutto incentrato sulle proroghe delle concessioni mentre troppo poco si discute di tutela delle coste e delle dune, erosione, diritto alle spiagge libere ma anche di qualità dell’offerta turistica. Pertanto quanto emerso recentemente da un recente rapporto del Reparto Carabinieri Biodiversità sui lidi di Metaponto dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione generale, poiché evidenzia una diffusa e consolidata propensione all’abuso e all’illegalità, da parte di diversi soggetti privati, che negli anni è stata tollerata e favorita dall’assenza di regole e controlli adeguati, spesso ignorando, a tutti i livelli istituzionali, la normativa comunitaria, nazionale e regionale riguardante la tutela e la conservazione di aree protette (nello specifico Siti Natura 2000 – Zone speciali di Conservazione).

Parcheggi selvaggi e strutture balneari hanno determinato nel tempo evidenti azioni di degrado degli habitat e di perturbazione significativa delle specie, influendo pesantemente sull’evoluzione e il consolidamento dei cordoni dunali mortificandone anche la naturale funzione di contrasto all’erosione costiera”. Peraltro tale condizione di degrado certificata non sembra aver colpito particolarmente la sensibilità dell’Amministrazione comunale di Bernalda se è vero che il Sindaco di quel Comune in questi giorni ha emanato un’ordinanza che autorizza qualsiasi mezzo di soccorso deputato alla gestione di emergenze ad accedere alle aree dunali e retrodunali, di fatto autorizzando il transito fuori strada delle dune. Ciò peraltro in evidente contrato con quanto stabilito dalla Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca) che disciplina l’accesso nelle aree dunali attraverso la realizzazione da parte degli stabilimenti balneari di camminamenti sopraelevati in legno ed accesso esclusivamente pedonale o in bicicletta.
“Eppure – sostiene ancora Lanorte – quanto contenuto nel rapporto dei Carabinieri dello scorso giugno è fin troppo chiaro. In quella relazione viene certificato, attraverso un’indagine capillare ed accurata, quanto anche Legambiente denuncia da decenni in merito all’aggressione inflitta all’ecosistema costiera e in particolare ai sistemi dunali di tutta la costa ionica lucana e non solo di Metaponto. Un’aggressione favorita dalla mancanza di un sistema di regole di tutela e gestione dei litorali che dovrebbe essere garantita da quel Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (o Piano Lidi) che in Basilicata esiste solo sulla carta dal 2005 perchè da sempre privo delle norme tecniche di attuazione. Ci auguriamo che il nuovo Piano dei Lidi, effettivamente operativo, possa vedere la luce entro fine 2022 come promesso dall’Assessore Merra”.

“Il Piano – continua Lanorte – dovrà essere in grado, ci auguriamo, di individuare e ristabilire condizioni di legalità, favorire e premiare l’offerta di turismo di qualità e gestioni attente alla sostenibilità ambientale, garantire maggiore trasparenza sull’affidamento in concessione e sui canoni, stabilire regole chiare per il diritto alla fruizione di spiagge libere garantendo criteri di qualità”. Infine ancora troppo poco si fa per combattere i fenomeni erosivi sulla costa. Come riportato nel Rapporto Spiagge 2022, in Basilicata, tra il 2007 ed il 2019, il 51,6% della costa bassa ha subito fenomeni di erosione. Le zone tra Policoro e Nova Siri (a sud) e tra Scanzano Ionico e Lido di Metaponto (a nord) risultano le più colpite dall’erosione, con un arretramento fino a 3 metri annui registrati nell’arco dell’ultimo decennio. Gli interventi realizzati sino ad ora per mitigare questo grave dissesto del litorale sono risultati però un rimedio peggiore del male.

Si è spesso cioè operato con i soliti interventi emergenziali basati in sostanza sul posizionamento di barriere radenti, scogliere e pennelli che hanno peggiorato la situazione invece di migliorarla, sia nei tratti protetti che in quelli adiacenti. La catena di opere rigide in mare realizzata negli ultimi decenni ha risolto quindi ben poco dei problemi locali (e comunque temporaneamente). Anche il Piano Coste regionale adottato un anno fa non si discosta da questa strategia di lotta. Noi invece riteniamo che vadano adottati interventi contro l’erosione, che puntino su approccio innovativo che superi quello rigido fatto di barriere, pennelli, frangiflutti. Sono tante le esperienze di ricostruzione delle dune e di ripascimenti, con soluzioni individuate a seguito di attenti studi su correnti e biodiversità, che stanno dando risultati positivi.