Non mancano anche in Basilicata quelli che per sola opportunità politica o per pura superficialità sono affascinati dall’attuale discussione sull’autonomia differenziata. Cosa mai vorrà significare e produrre tutto questo? Semplice: tre regioni, le più ricche d’Italia la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, hanno richiesto ai sensi del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione italiana maggiori poteri. È indiscusso che ciò richiede maggiori risorse finanziarie per le regioni richiedenti onde consentire ai propri concittadini migliori e più efficienti servizi pubblici. È altrettanto evidente che il tutto si realizzerebbe a discapito delle altre regioni. Si dimentica però che l’art. 116 della Costituzione prevede che le regioni sulle materie delegabili, solo se vi fossero forme e condizioni “particolari”, potrebbero richiedere una gestione autonoma, ma è inevitabile che ciò genererebbe in Italia applicazioni difformi tra di esse. Ci si chiede allora quali mai potrebbero essere le forme e le condizioni “particolari” da indurre queste malridotte regioni a richiedere la piena e quindi differenziata autonomia gestionale, mentre è del tutto evidente che i diritti civili e sociali sono da assicurare a tutti i cittadini italiani e vanno assicurati «… prescindendo dai confini territoriali dei governi locali», come previsto nell’art. 120 della stessa Costituzione.

E allora più che chiedere ulteriori autonomie gestionali, con il mascherato ma evidente risultato di provocare una più accentuata divaricazione nella erogazione dei servizi pubblici tra le regioni del nord e quelle del sud, le stesse farebbero bene invece a chiedere di mettere tutte sullo stesso piano, non permanendo più le ragioni di avere regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale. Dovrebbero essere proprio le regioni del Sud a rivendicare con forza la parità di condizioni civili e sociali per i cittadini, visto che già oggi vi è nei fatti un’autonomia differenziata tra le regioni d’Italia.

Si veda poi la Basilicata. È di questi giorni la protesta, con la raccolta di numerosissime firme, sulla condizione della sanità lucana, in particolare di quella materana. Il trasporto su ferrovia è a un livello di arretratezza che non ha pari in tutta Italia. Le infrastrutture viarie sono tra le più disastrate e manchevoli, quando poi si aprono cantieri manutentivi questi durano decenni, vedasi la Potenza-Melfi, la Potenza-Sicignano. Non si fa in tempo a fare un nuovo manto stradale che dopo poche settimane si effettuano nuove opere manutentive, che lo rimuovono. I lavori sulla Basentana, da Potenza a Metaponto, sono di una pericolosità inaudita che dovrebbe far aprire un serio e aspro confronto tra Anas e Regione Basilicata. Lavori eseguiti per lunghissimi tratti e con la doppia circolazione effettuata su corsie ristrettissime e su manti stradali sconnessi e pieni di buche. In caso di incidenti vi sarebbe una vera e propria difficoltà per raggiungere i luoghi e assicurare i dovuti soccorsi. Pazienza però perché anziché suscitare moti di ribellione taluni in Basilicata sono abbagliati a sostenere convintamente l’applicazione dell’autonomia differenziata: i misteri della politica attuale e dell’improvvisazione. Aldo Michele Radice