“Ieri un’altra brutta vicenda si è consumata nell’area industriale di Melfi. Le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda Silatech sono stati messi di fronte ad un ricatto assurdo”. è quanto affermano la segretaria generale Fiom Cgil Basilicata, Giorgia Calamita e il segretario della Cgil di Potenza, Emanuele De Nicola.

“In Confindustria – proseguono – l’azienda ha chiesto alle organizzazioni sindacali la disponibilità ad accettare la rinuncia di una parte del salario, delle maggiorazioni di turno o di dimezzare il premio dei lavoratori per 3 anni, diversamente ha sostenuto che non ci sarebbero state le condizioni per realizzare gli investimenti nello stabilimento di Melfi per la produzione di componenti delle nuove vetture elettriche che partiranno dal 2024.

L’azienda a gennaio 2022 aveva dichiarato che avrebbe fatto investimenti sullo stabilimento di Melfi, saturando gli impianti con nuove produzioni per la componentistica delle auto elettriche. Oggi si assiste a una inversione di marcia, si esercita il ricatto occupazionale e si riduce il salario pur facendo gli investimenti.

Si continua a chiedere i sacrifici ai lavoratori – denunciano Calamita e De Nicola – anziché mettere mani ai profitti delle aziende, si chiedono sacrifici in nome dell’occupazione, ma sono anni che i lavoratori continuano a perdere salario per l’utilizzo di ammortizzatori sociali: l’abbassamento della produttività si traduce in una riduzione del salario e precarietà totale per tutti i lavoratori coinvolti.

Non si possono proporre tagli dei diritti e del salario in assenza di una politica industriale nazionale e regionale che metta a sistema una programmazione di un piano straordinario a sostegno dell’occupazione nel nostro paese nella fase della transizione energetica, ecologica e digitale.

Bisogna prevedere nuovi ammortizzatori sociali, nuove risorse per investimenti condizionate ad obiettivi occupazionali, le imprese e il governo dovranno garantire una transizione sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale”.

La FIOM CGIL, pertanto, “non firmerà mai accordi per cancellare il salario e i diritti dei lavoratori – aggiunge Calamita – Quanto sta accadendo è davvero un brutto epilogo per i lavoratori dell’area industriale di Melfi. Il rischio è che l’esercizio di un ricatto pericoloso a fronte di probabili investimenti per la produzione di componenti per le nuove vetture elettriche, senza conoscere prospettive future e  il mantenimento del posto di lavoro, potrà essere esportato in tutti gli stabilimenti”.

Per la Fiom Cgil e la Cgil di Potenza è “urgente l’apertura del tavolo automotive con Stellantis e Regione Basilicata per intervenire a bloccare la deriva che si sta vivendo nell’area industriale di Melfi a danno delle lavoratrici e lavoratori. La situazione di crisi dell’area industriale di Melfi della componentistica e logistica continua ad impattare negativamente sulle condizioni di lavoro, di salario e il rischio occupazionale rimane un tema che necessariamente dovrà essere affrontato, programmando politiche di intervento a sostegno, investendo sulla transizione elettrica.

L’utilizzo di ammortizzatori sociali in deroga, per le lavoratrici e i lavoratori di Stellantis e di quasi tutte le aziende dell’area, l’assenza di un vero piano industriale di Stellantis a Melfi, che confermi l’accordo di giugno 2021 che prevedeva la tenuta occupazionale di tutti i lavoratori dell’area a fronte di nuovi modelli elettrici, dovrà essere un tema da affrontare in sede regionale con le parti sociali e datoriali.

La procedura di Area di crisi complessa richiesta per tutta l’area industriale di Melfi, non ancora accolta dal ministero, non è la l’unica soluzione da adottare per ammortizzare gli effetti della transizione. “È necessario un impegno e il coinvolgimento della committente, delle aziende della componentistica dell’automotive e della Regione – concludono Calamita e De Nicola – affinché si prevedano investimenti a sostegno del salario e dell’occupazione. Chiediamo pertanto un incontro urgente alla Regione Basilicata”.