Quando l’autrice di “A Mezzogiorno che ora è?” lo ha mandato in stampa ancora non era all’orizzonte il voto del 25 settembre e dunque non poteva sapere che in Basilicata, ad esempio, alcuni candidati sarebbero stati scelti e catapultati direttamente da Roma. Ha però immaginato la sfida politica e sociale lanciata da quei meridionali, soprattutto giovani, costretti ad emigrare per mancanza di lavoro che un bel giorno decidono di tornare a casa.

A metà tra romanzo e saggio, il libro di Porzia Fidanza può diventare occasione per riflettere sulla speculazione predatoria che ha minato alle fondamenta il Sud e la Basilicata. Due i protagonisti del racconto: un giovane architetto lucano, che da Parigi, dove vive da anni, fa rientro in Basilicata per l’ultimo saluto alla zia, e la speranza di rinascita per il Sud.

In un viaggio di ritorno iniziato quasi a malavoglia, il giovane si rende conto che l’inquietitudine perenne che lo ha attraversato può diventare il punto di partenza per tornare nel suo Sud, e nella sua Lucania. I giorni del lutto serviranno al protagonista per riordinare nella mente gli insegnamenti ricevuti dalla zia e decidere di coltivare quel prezioso lascito. L’autrice ci porta per mano nel paesaggio devastato dall’eolico selvaggio, nei centri storici abbandonati e nel patrimonio artistico sottovalutato, nelle campagne un tempo floride; ci mostra i guasti causati da modelli di sviluppo estranei a queste terre e il cui fallimento è ormai realtà.

La speranza, altra protagonista del racconto, prende il sopravvento e diventa un progetto sociale e politico in vista delle elezioni che si terranno di lì a poco. Le ceneri della donna sparse nel vento si poggeranno su quella terra che aveva difeso e amato e diventano metafora di nuova linfa.

Nella realtà che stiamo vivendo, in Basilicata, sono arrivati i “forestieri” candidati dai vertici dei partiti che hanno ritenuto di “scavalcare” chi in queste terre del Sud ci è nato e vissuto. Questi “forestieri” li abbiamo visti in elettorale silenzio alle processioni. Li rivedremo, se verranno eletti, in televisione. Nella storia che Porzia Fidanza ci racconta sono gli “emigranti intellettuali” che tornano e si propongono all’elettorato, perché c’è bisogno di “un coraggio inesplorato e  di persone desiderose di una svolta radicale tale da far decollare una volta per sempre il Sud”.

La copertina del libro

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