Di seguito la lettera aperta di Michela Marino, presidente del comitato “La nuova cittadella” di Bucaletto, (Potenza) quartiere sorto nel post terremoto del 1980. 

“23 novembre 1980 questa data per gli abitanti di Bucaletto rimarrà per sempre impressa nella mente e non perché tutti coloro che abitano in questo quartiere abbiano vissuto il terremoto (alcuni non erano neppure nati), ma perché da quell’evento ha avuto origine uno scempio che dura ormai da anni. Tra il 1981 ed il 1982 furono costruiti, in una contrada rurale non ancora urbanizzata, 750 prefabbricati da 5 ditte diverse ( Incap, Api, Caritas, Scan-case, Sant’Angelo) per i tempi all’avanguardia, Nap-noduli abitativi provvisori- con certificato di abitabilità di 10 anni. 750 famiglie di terremotati riempirono velocemente quei moduli e nei primi anni tra queste famiglie che avevano in comune il dramma del terremoto vigeva un forte legame di solidarietà e di senso di appartenenza.

Per circa un decennio queste famiglie hanno vissuto nei prefabbricati e finite le prime tranche di ricostruzione molti hanno fatto ritorno alle loro case, nel frattempo i prefabbricati che si svuotavano venivano riempiti nuovamente da famiglie che dovevano lasciare gli appartamenti che man mano dovevano subire i lavori di ristrutturazione del dopo terremoto, i proprietari di questi appartamenti finiti i lavori negli anni successivi sono ritornati ai loro appartamenti. Diverso è stato il discorso per gli affittuari che non potendosi permettere i canoni di locazione (per i prezzi alle stelle dovuti allo squilibrio tra la forte richiesta e la poca offerta a causa delle tante inagibilità ed alle politiche monopolistiche del mercato immobiliare), sono diventati gli abitanti storici del quartiere, circa un centinaio di famiglie che dai primi anni 80 ad oggi, ancora abitano a Bucaletto.

Le scarse politiche di edilizia sociale, e la scarsa capacità programmatica dei servizi sociali poi hanno fatto il resto. Tutte le più disparate fragilità hanno popolato Bucaletto rendendola quella che è oggi  “il ghetto per eccellenza”. Si è vero qualcuno ha occupato abusivamente i prefabbricati (oggi tutti sanati) ma il 90% di quelle fragilità sono state posizionate a Bucaletto dal Comune, facendo di questo quartiere una bomba sociale.

La mancanza di una programmazione degli interventi di manutenzione straordinaria (senza mai dimenticarci che dovevano durare 10 anni e poi essere smantellati) ha fatto il resto, cioè campagne elettorali con scambi di favori che ha messo a dura prova la giustizia sociale favorendo la guerra tra poveri e di conseguenza minando il senso di comunità (anche a causa dei continui ricambi di famiglie), che è l’unica via di uscita da questa realtà.

Ad oggi nei prefabbricati di Bucaletto vivono circa 350 famiglie, senza dimenticare le quasi 90 che hanno abbandonato i loro prefabbricati grazie alla misura del Bonus Fitto, fidandosi degli atti scritti ( delibere di Consiglio Regionale e Comunale), delle precedenti amministrazioni, che promettevano a chi lasciava libero lo spazio di riqualificare, la priorità di un alloggio degno (promessa disattesa dalle attuali amministrazioni), che senza la continuità di questa misura finirebbero per strada.

Conclusione: a 42 anni da quel fatidico giorno anche se non tutti hanno subito quel terremoto, quasi 450 famiglie vivono in condizioni che non possono essere definite “vita dignitosa” e chissà per quale fatidico motivo pur essendo disponibili quasi 50 milioni di euro per risanare questa situazione, nulla si muove, qui a Bucaletto si vive come se il terremoto fosse accaduto ieri, con più di 1000 persone che vivono in prefabbricati instabili strutturalmente, ed insalubri igienicamente che pregano la Madonna della Speranza affinché l’estate non sia troppo calda e l’inverno troppo freddo e che la neve non sia troppo pesante da far crollare i tetti sui propri abitanti. Michela Marino, presidente dell’associazione La nuova cittadella.