Tempo fa ho visitato un Gal (Gruppi di Azione Locale) in Francia. Un territorio rurale che in pochi anni si è trasformato sotto molti punti di vista: turismo, servizi sociali, agricoltura di qualità, partecipazione attiva dei cittadini alle deliberazioni. Insomma, il dato che ho portato a casa è che in quel territorio la povertà è diventata ricchezza in pochi anni. Qui in Basilicata la povertà è cresciuta.

Lo dice la Corte dei Conti “nell’analisi dei flussi finanziari e delle ricadute socioeconomiche in Basilicata conseguenti all’attività dei G.A.L. nell’ambito della politica di sviluppo delle zone rurali fra il 2007 ed il 2020”: lo scenario è a tinte chiaro-scure. Più scure che chiare.

Il 20% degli 80 milioni di finanziamento è servito a pagare le spese di funzionamento, vale a dire 16 milioni di euro circa per pagare direttori, tecnici, animatori, comunicatori e così via. Gli altri? Affidamenti diretti e appalti per realizzare progetti i cui risultati sono nell’ombra. Milioni di euro, “per concorrere allo sviluppo delle aree rurali” senza alcun risultato significativo. È stato alimentato un sistema di spesa delle risorse pubbliche per sagre, eventi e quant’altro, che – è sempre la Corte dei Conti a dirlo – rischia di apparire agli occhi dei cittadini eccessivamente autoreferenziali e per certi versi assimilabili ad organismi di diritto pubblico caratterizzati da pesanti condizionamenti della struttura politico/amministrativa”. Dobbiamo aggiungere – da giornalisti – che agli occhi dei cittadini è apparso nulla, poiché l’opinione pubblica è stata scarsamente coinvolta e quindi disinteressata.

Quello dei Gal dovrebbe essere uno strumento per promuovere progetti di sviluppo rurale ideati e condivisi a livello locale al fine di rivitalizzare il territorio, creare occupazione, migliorare le condizioni generali di vita delle aree rurali.  Questi obiettivi sono stati raggiunti? Assolutamente no. “Dall’esame della documentazione acquisita – scrive la Corte – si è rilevato che i GAL operanti in Basilicata non hanno avuto lo sperato effetto propulsivo strutturale per l’economia del territorio rurale lucano, che ha continuato ad alimentarsi prevalentemente attraverso il finanziamento pubblico, senza produrre quell’auspicabile effetto “autopropulsivo” che è alla base dell’intervento finanziario dell’unione europea.”

Nel testo della relazione si fa riferimento a «una certa “litigiosità” anche territoriale fra tali organismi, specie nel passaggio fra la programmazione 2007/2013 e quella 2014/2020». Le “guerre dei Gal”, tra partenariati pubblico-privati in lotta per contendersi l’assegnazione dei finanziamenti in questione.

In seguito a queste “guerre, e a contenziosi giudiziari è stata bloccata l’attività del GAL “Lucania interiore” che tuttavia, nonostante il blocco ha ricevuto 700mila euro per “spese di funzionamento”. Strana lucanata.

I Gal sono a tutti gli effetti società costituite da organismi pubblici (Comuni) e privati (organizzazioni professionali, associazioni di categoria, altre associazioni, enti di formazione, e così via). Questi organismi si contendono le quote di risorse assegnate per le attività progettuali. Spesso i soci del Gal sono direttamente o indirettamente beneficiari dei contributi. Ai bandi, quando non si tratta di affidamenti, partecipano cordate già stabilite in sede politica ed è la stessa politica a decidere le nomine delle strutture di governo e operative: presidente, direttore, tecnici, e così via.

Insomma, si tratta di un sistema di distribuzione di risorse molto autoreferenziale che non produce alcun risultato a beneficio del territorio. Una vergogna tutta lucana di cui ancora oggi nessuno paga il prezzo della responsabilità. La Corte dei Conti ha puntato i riflettori su una serie di irregolarità e anomalie, ci auguriamo che la verità finalmente emerga. Un fatto è chiaro a chi conosce questo sistema: la responsabilità di politici e della politica è gravissima. Qualcuno dovrà dare conto di quanto accaduto. Ne riparleremo.